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Mattarella ricorda i 19 soldati italiani morti nella strage di Nassiriya
Solo la collaborazione tra i popoli può sconfiggere le tenebre della violenza'.
Il ministro della Difesa Trenta: 'La loro memoria appartiene a tutto il Paese'
(12 novembre 2018) "I militari e civili che a rischio della propria incolumità fronteggiano molteplici e diversificate minacce in tante travagliate regioni del mondo, sono l'espressione di un impegno della comunità internazionale che vede il nostro Paese credere fermamente nella necessità di uno sforzo unitario per la sicurezza e la stabilità, per l'affermazione dei diritti dell'uomo". Lo scrive il presidente della Repubblica Mattarella in un messaggio al ministro della Difesa Trenta nel quindicesimo anniversario della strage di Nassiriya in cui morirono 19 soldati italiani di stanza in Iraq.
   "Soltanto un'intensa collaborazione tra i popoli - sottolinea il Capo dello Stato - può aiutarci a sconfiggere le tenebre della violenza e a offrire un futuro all'umanità".

Anche il ministro della Difesa Elisabetta Trenta ricorda la strage. 'Siamo qui per dire ai nostri Caduti e alle loro famiglie che non li abbiamo dimenticati. Per dire che la loro memoria, così come quella di tutti i feriti e di chi si è sacrificato per l’Italia, non appartiene solo alle Forze Armate ma all’intero Paese'.
Fonte AGENZIA ANSA
4 novembre: festa delle Forze Armate e Unità d'Italia. Mattarella, memoria è ricchezza morale
Omaggio al Milite Ignoto. Celebrazioni in tutta Italia
"In questo giorno, in cui ricordiamo la conseguita completa Unità d'Italia e rendiamo onore alle Forze Armate, rivolgo il mio pensiero commosso a tutti coloro che si sono sacrificati sull'Altare della Patria e della nostra libertà, per l'edificazione di uno Stato democratico ed unito. Coltivare la loro memoria significa comprendere l'inestimabile ricchezza morale che ci hanno trasmesso". Sergio Mattarella celebra il 4 Novembre con un messaggio per la ricorrenza del Giorno dell'Unità Nazionale e delle Forze Armate.
Il Capo dello Stato Sergio Mattarella ha deposto una corona d'alloro all'Altare della Patria. Il Presidente era accompagnato dal premier Paolo Gentiloni e dal ministro della Difesa Roberta Pinotti. Presenti le più alte cariche dello Stato e il capo di Stato maggiore della Difesa, generale Claudio Graziano. Tremila militari, di tutte le forze armate e della Guardia di Finanza, hanno assistito alla cerimonia. Schierati anche reparti a cavallo e una rappresentanza di allievi delle varie accademie e scuole militari in cima alla scalinata dell'Altare della Patria. Al termine, è stato suonato l'Inno d'Italia e sono volati sulla piazza e su il centro di Roma le Frecce Tricolori che hanno colorato i cieli di verde, bianco e rosso.
"Siamo negli anni in cui la commemorazione di quel doloroso periodo della nostra storia nazionale offre la possibilità per una riflessione più profonda sul valore della pace, anelito insopprimibile di ogni società civile, dovere ma anche diritto di ogni uomo, delle nuove generazioni, dei deboli e indifesi, di coloro che scappano dalle guerre, dei tanti rifiutati e oppressi. Ed è in momenti come questo che dobbiamo rinnovare con forza il ricordo delle migliaia di Caduti sulle pietraie del Carso, sull'Isonzo, sul Grappa, sul Piave e in tanti altri luoghi entrati a far parte della nostra memoria collettiva", ha affermato il ministro della Difesa, Roberta Pinotti.

Per l'occasione, tutti i palazzi del ministero della Difesa, delle Forze Armate e dei Comandi Generali dell'Arma dei Carabinieri e della Guardia di Finanza, sono coperti dal Tricolore. Aperti al pubblico i Palazzi dello Stato Maggiore della Difesa, dell'Esercito, della Marina e la Scuola Allievi Carabinieri Roma, nonché alcune caserme della Guardia di Finanza. Celebrazioni si svolgeranno ovunque. Dalla deposizione di una corona al Sacrario di Redipuglia ed al Sacrario dei Caduti d'Oltremare di Bari da parte dei presidenti di Senato e Camera, all'esibizione di Bande e Fanfare di Esercito, Marina, Aeronautica, Carabinieri e Guardia di Finanza.

In 28 città si terranno cerimonie militari e iniziative quali 'Caserme Aperte' e 'Caserme in Piazza' con il coinvolgimento delle amministrazioni comunali. Coinvolte anche le scuola con la consegna di una bandiera ad un istituto scolastico in ognuna delle città, da parte di rappresentativa militare. Il ministro Pinotti saluterà in videoconferenza dal Comando Operativo Interforze i militari impegnati nelle missioni internazionali. "Le nostre forze armate - ha spiegato - sono tra le eccellenze del paese, apprezzate in tutto il mondo. C'è una specificità italiana, legata alla tradizione del Paese: i nostri militari hanno profondo rispetto per le popolazioni e la cultura delle nazioni in cui vanno ad operare".

Agli eventi che caratterizzano il 4 novembre a Roma se ne aggiungono tanti altri in tutto il Paese. Da parte sua, Enzo Bianco, sindaco di Catania e presidente del consiglio nazionale dell'Anci, ha rilevato che "forse mai come in questo 2017 le Forze armate sono, e appaiono a tutti gli italiani, presidio fondamentale della pace nel mondo e della sicurezza delle nostre città e comunità".
(Fonte ANSA)
Settantunesimo anniversario della nascita della Repubblica Italiana
L'OMAGGIO AL MILITE IGNOTO
Rivolgo il mio saluto agli uomini ed alle donne delle nostre Forze Armate ed insieme a loro rendo omaggio ai tanti caduti lungo il difficile e sofferto cammino del nostro Paese verso la libertà e la democrazia. Inizia così il messaggio che il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha inviato al capo di Stato Maggiore della Difesa, Generale Claudio Graziano. "I valori che ci hanno unito il 2 giugno del 1946 - sottolinea - continuano a guidarci per realizzare lo stesso desiderio dei nostri padri: dare alle future generazioni un'Italia in pace, prospera e solidale, in grado di assolvere a un ruolo autorevole e propulsivo all'interno di quella comunità internazionale che abbiamo contribuito a edificare. Le difficoltà che stiamo affrontando, le minacce alla nostra sicurezza e al nostro benessere vanno sostenute con la limpida coscienza dei risultati raggiunti".
4.000 in parata, orgoglio sindaci del sisma - L'orgoglio dei sindaci, specie quelli dei Comuni terremotati del Centro Italia, alla parata del 2 giugno: saranno loro, infatti, ad aprire lo sfilamento dei 4.000 militari e civili lungo via dei Fori imperiali, a Roma. "Un riconoscimento al coraggio, all'impegno e al lavoro svolto dai sindaci, prima forza civile del Paese", ha detto il presidente dell'Anci Antonio Decaro, replicando indirettamente all'appello rivolto da Matteo Salvini (che oggi sarà nel piccolo comune di Marliana, nel pistoiese) ai 300 primi cittadini della Lega, invitati a "non fare da comparsa alle celebrazioni ufficiali, visto che c'è poco festeggiare in una Repubblica invasa dagli immigrati e disoccupata".
La parata  dura circa 60 minuti. Poco meno di 4.000 le persone che sfileranno, insieme a 159 bandiere e stendardi, 14 bande, 51 cavalli, 22 cani e 79 veicoli, tra i quali i mezzi impiegati per l'emergenza sisma. Alla fine della rassegna il tenore Andrea Bocelli, insieme al coro di voci bianche dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia, canterà l'Inno di Mameli, accompagnato dalla Banda Interforze della Difesa. "Fiero di partecipare", ha twittato Bocelli. Più o meno negli stessi minuti un gruppo di giovani studenti - accompagnati dalla ministra dell'Istruzione Valeria Fedeli, che seguirà la manifestazione insieme a loro e non dal palco delle autorità - consegnerà a Mattarella un lavoro fatto proprio per la Festa della Repubblica. Gli onori al capo dello Stato da parte dei corazzieri a cavallo e un nuovo passaggio delle Frecce Tricolori segneranno la fine della manifestazione, che per il resto sarà strutturata nel modo consueto, suddivisa in sette settori, con particolare attenzione riservata alla Protezione civile, alle unità delle Forze armate e a tutte quelle componenti impegnate nelle zone colpite dal maltempo e dal terremoto. "Il 2 giugno: un'occasione per onorare la Repubblica e abbracciare idealmente i nostri militari per far sentire loro tutto il nostro affetto", sintetizza in un tweet il ministro della Difesa, Roberta Pinotti.
(Fonte Ansa)
"Giornata Nazionale delle Vittime militari e civili delle missioni di pace all'estero"
12 novembre 2016
Nella ricorrenza della Giornata Nazionale dedicata al ricordo dei caduti militari e civili nelle missioni internazionali per la pace, nonché al 13° anniversario della strage di Nassiriya, il pensiero va alla memoria di tutti coloro che, hanno visto sacrificata la propria vita al servizio dell'Italia e della comunità internazionale, per la stabilizzazione delle aree di crisi e la soluzione dei conflitti, nel sconfiggere la persistente minaccia del terrorismo.
L’Associazione Nazionale Onlus “Le Vittime del Dovere d’Italia” Unita nella Memoria e nel Dolore dei Caduti e Feriti.
All'Altare della Patria la celebrazione per il 4 novembre
Celebrata all'Altare della Patria dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, alla presenza delle più alte cariche dello Stato civili e militari, la festa del 4 novembre, Giorno dell'Unita nazionale e Giornata delle Forze Armate.
Al suo arrivo a Piazza Venezia  il Capo dello Stato, accompagnato dalla ministra della Difesa, Roberta Pinotti, ha passato in rassegna il Reparto interforze schierato. Quindi ha reso omaggio ai Caduti di tutte le guerre con la deposizione di una corona sulla Tomba del "Milite Ignoto", prima del sorvolo della Pattuglia acrobatica nazionale sull'Altare della Patria.
Mattarrela, con Pinotti e il capo di stato maggiore della Difesa, Claudio Graziano, ha quindi consegnato le Croci di Cavaliere dell'Ordine militare d'Italia allo Stendardo del primo Reggimento aviazione dell'Esercito 'Antares' e alla Bandiera di Guerra del primo Reggimento Carabinieri Paracadutisti 'Tuscania'.

Nel primo caso l'onorificenza ha voluto premiare i numerosi interventi condotti "nei difficili contesti dei teatri operativi all'estero (Kurdistan, Albania, Somalia, Mozambico, Macedonia, Kosovo, Bosnia, Iraq, Afghanistan), a protezione delle unità nazionali e straniere, partecipando con coraggio a molteplici conflitti a fuoco". Inoltre i militari del Reggimento "sul suolo patrio si rendevano, altresì, protagonisti di numerose azioni di soccorso in risposta alle calamità naturali occorse, riscuotendo il plauso delle massime autorità politiche e militari".
34° ANNIVERSARIODELL'ECCIDIO DI VIA ISIDORO CARINI
(03 Settembre 2016) Il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, la moglie Emanuela Setti Carraro e l'agente della polizia di Stato Domenico Russo sono stati ricordati a Palermo dove si è svolta la cerimonia per il 34° anniversario dell'eccidio di via Isidoro Carini. Assieme ai tre figli di Dalla Chiesa, tante le autorità presenti alla deposizione delle corone di fiori, tra cui il presidente del Senato, Pierto Grasso.
24 agosto 2016
2 giugno, Mattarella: "Libertà, giustizia e uguaglianza pilastri dell'Europa"
Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha reso omaggio all'altare della patria al milite ignoto nel giorno della Festa della Repubblica. Ad accoglierlo il ministro della Difesa Roberta Pinotti, presenti tutte le alte cariche istituzionali: il presidente del Senato Pietro Grasso, la presidente della Camera Laura Boldrini, il presidente del Consiglio Matteo Renzi il presidente della Corte Costituzionale Paolo Grossi. Sulle note dell'inno d'Italia, il capo dello Stato ha passato in rassegna gli schieramenti in alta uniforme schierati in piazza Venezia, poi con le altre cariche istituzionali è salito all'altare della patria dove è stata deposta una corona d'alloro dai corazzieri mentre risuonavano le note della canzone del Piave e del Silenzio.
Queste le parole del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in un messaggio inviato al Capo di Stato Maggiore della Difesa, Generale Claudio Graziano: "I valori di libertà, giustizia, uguaglianza fra gli uomini e rispetto dei diritti di ognuno e dei popoli sono, ancora oggi, il fondamento della coesione della nostra società ed i pilastri su cui poggia la costruzione dell’Europa. Dalla condivisione di essi nasce il contributo che il nostro Paese offre con slancio, convinzione e generosità alla convivenza pacifica tra i popoli ed allo sviluppo della comunità internazionale".
"Nei complessi scenari che caratterizzano il mondo sempre più connesso e interdipendente in cui viviamo - aggiunge il Capo dello Stato - l’Italia svolge un ruolo fondamentale di equilibrio ed apertura, di incessante ricerca del dialogo e della cooperazione, accanto all’affermazione dei principi che sono alla base della sicurezza, della solidarietà e della pace: di essi le Forze Armate hanno saputo essere presidio, vicine ai cittadini e fedeli alle Istituzioni".
"E’ accaduto nei sanguinosi conflitti mondiali che hanno lasciato segni indelebili nella coscienza collettiva. E’ accaduto quando il Paese ha subito calamità naturali, come durante il terremoto del Friuli, che abbiamo recentemente ricordato nel suo quarantennale, e così accade oggi con i nostri soldati che vengono impiegati in patria e all’estero per contribuire a darci sicurezza e serenità".
Il Presidente rivolge poi un pensiero alle Forze armate. "Nei complessi scenari che caratterizzano il mondo sempre più connesso e interdipendente in cui viviamo l’Italia svolge un ruolo fondamentale di equilibrio ed apertura, di incessante ricerca del dialogo e della cooperazione, accanto all’affermazione dei principi che sono alla base della sicurezza, della solidarietà e della pace: di essi le Forze Armate hanno saputo essere presidio, vicine ai cittadini e fedeli alle Istituzioni".
Il Capo dello Stato "nel 70° anniversario della Repubblica" rivolge poi il suo "deferente omaggio, a tutti i militari che hanno perso la vita, in Italia e all’estero per costruire, difendere e diffondere i grandi valori ai quali, unitamente alla comunità internazionale, ci ispiriamo e che promuoviamo nel mondo".
"Ai soldati, marinai, avieri, carabinieri e finanzieri, di ogni ordine e grado ed in modo speciale a quanti in questo giorno di festa sono impegnati lontano dalle proprie case ed affetti, giungano un fervido augurio e la gratitudine del popolo italiano e mia personale. Viva le Forze Armate, viva la Repubblica!", conclude il Capo dello Stato.
Fonte Adnkronos
E' morto il maresciallo Silvio Mirarchi
Era rimasto ferito in operazione antidroga

Palermo 01 giugno 2016 - Era impegnato, insieme a un collega, in un’operazione antidroga e in indagini per furti, Silvio Mirarchi, il carabiniere di 53 anni ferito ieri a colpi di pistola nelle campagne di Marsala e morto oggi all’ospedale a Palermo. Sconosciuti hanno sparato contro i due militari, che stavano facendo un appostamento tra contrada Ciavolo e Ventrischi: Mirarchi è stato colpito a un rene e portato prima all’ospedale di Marsala, poi, nel capoluogo, dove è stato operato.
Le sue condizioni erano gravissime e il militare non ha superato l’intervento. Le indagini sull'agguato sono condotte dal comando provinciale dei carabinieri di Trapani. La zona è stata passata al setaccio dagli investigatori che poco distante dall’agguato hanno trovato due serre con seimila piante di marijuana. Mirarchi era originario di Catanzaro ed era vicecomandante della stazione dei carabinieri di contrada Ciavola a Marsala. L'ipotesi è quella che potrebbe essere stato scambiato per qualcuno che voleva rubare piante di marijuana. Una delle piantagioni che il maresciallo e il commilitone stavano ispezionando, sarebbe stata "sorvegliata" da un paio di persone, che avendo notato i due in borghese, avrebbero esploso contro di loro diversi colpi d'arma da fuoco e uno di questi ha raggiunto il maresciallo perforandogli un rene Il maresciallo dei carabinieri Silvio Mirarchi, 53 anni, originario di Catanzaro, vicecomandante della stazione dei carabinieri di contrada Ciavola a Marsala, potrebbe essere stato scambiato per qualcuno che voleva rubare piante di marijuana.
Impegnati in controlli antidroga e su furti di prodotti ortofrutticoli, il maresciallo e il commilitone si sarebbero mossi in una zona dove vi sono serre e piantagioni di canapa indiana. Una di queste sarebbe stata vigilata da un paio di persone, che avendo notato i due in borghese hanno esploso contro di loro diversi colpi di arma da fuoco. Solo un colpo, però, ha raggiunto il maresciallo Mirarchi, perforandogli un rene.
Nella punta Ovest della Sicilia tra Marsala e Mazara del Vallo, dove lavorava il carabiniere ucciso, da anni vengono scoperte decine di piantagioni di marijuana, in serra o in campi liberi nascosti da canneti o altre essenze vegetali.
Tante le reazioni alla morte del militare a cominciare da quella del presidente della Repubblica Sergio Mattarella che , si è detto profondamente addolorato e ha inviato al comandante generale Tullio Del Sette un messaggio di cordoglio, esprimendo la ferma condanna per «il brutale agguato, che priva l’Arma di un servitore dello Stato coraggioso ed esemplare».
E anche il premier Matteo Renzi ha chiamato, a quanto si apprende da fonti di governo, il comandante generale dell’arma Tullio Del Sette per esprimere le condoglianze sue e del governo ai Carabinieri e alla famiglia del maresciallo ucciso.
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«Con profondo dolore ho appreso della morte del maresciallo capo Silvio Mirarchi. Vicina alla sua e alla grande famiglia dei Carabinieri». Lo scrive invece in un tweet il ministro della Difesa, Roberta Pinotti. 
Fonte La Sicilia.it
Il Presidente Mattarella ha celebrato "Le Forze Armate in Piazza"
(Roma, 4 novembre 2015) Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, dopo la cerimonia di consegna delle insegne dell'Ordine Militare d'Italia, accompagnato dal Ministro della Difesa, Roberta Pinotti e dal Capo di Stato Maggiore della Difesa, Generale Claudio Graziano, è intervenuto sulla Piazza del Quirinale per celebrare "Le Forze Armate in Piazza". 
Il Capo dello Stato ha così reso omaggio ai Caduti nelle missioni internazionali di pace, deponendo un cuscino di fiori al monumento "Gli Angeli degli Eroi". L'opera, realizzata dall'artista Flavio Favelli ed esposta nell'aprile scorso al museo Maxxi di Roma, è composta da nove pannelli di legno che riportano i nomi dei 177 caduti nelle missioni internazionali di pace dal dopoguerra ad oggi. Al termine, il Presidente Mattarella si è intrattenuto con i familiari dei caduti e con una rappresentanza di militari feriti.
Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione del 4 novembre, Giorno dell'Unità Nazionale e Giornata delle Forze Armate, accompagnato dal Ministro della Difesa, Roberta Pinotti e dal Capo di Stato Maggiore della Difesa, Generale Claudio Graziano, è intervenuto sulla Piazza del Quirinale per celebrare "Le Forze Armate in Piazza". Nel corso della cerimonia il Capo dello Stato ha reso omaggio ai Caduti nelle missioni militari internazionali di pace, deponendo una corona di fiori al monumento "Gli Angeli degli Eroi". Al termine, il Presidente Mattarella si è intrattenuto con i familiari presenti.
Fonte Sito Ufficiale Quirinale
Mattarella: "Ricordare significa non rassegnarsi mai nella ricerca della verità. Comprensione e solidarietà ai familiari delle vittime del terrorismo"

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha deposto una corona di fiori in Via Caetani sotto la lapide che ricorda il luogo del ritrovamento del corpo dell'on. Aldo Moro a 37 anni dall'uccisione dello statista da parte delle Brigate Rosse. Era presente il Presidente del Senato Pietro Grasso e Giuseppe Fioroni, Presidente della Commissione d'inchiesta sul rapimento e la morte di Aldo Moro. In occasione del "Giorno della Memoria" dedicato alle vittime del terrorismo e delle stragi di tale matrice il Presidente Mattarella ha rilasciato la seguente dichiarazione: 
Dichiarazione del Presidente Mattarella in occasione del "Giorno della Memoria"
C o m u n i c a t o
Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione del "Giorno della Memoria"dedicato alle vittime del terrorismo e delle stragi di tale matrice, ha rilasciato la seguente dichiarazione:
"Ricorre oggi il giorno della memoria delle vittime dei tanti terrorismi che hanno insanguinato l'Italia per lunghi e dolorosi anni.
La distanza temporale con quei tragici avvenimenti non deve attenuare il ricordo e la gratitudine per chi, servitore dello Stato o semplice cittadino, ha perso la vita a causa di disegni perversi e folli, pervasi di odio e di sopraffazione.
Trovo pertanto di grande interesse la proposta di un memoriale di tutte le vittime del terrorismo in Italia.
Ricordare significa anche non rassegnarsi mai nella ricerca della verità.
Desidero rivolgere un pensiero particolare alla memoria di quei tanti giovani, di qualunque orientamento, che hanno avuto la vita spezzata dalla violenza politica, che è sempre esecrabile.
Il terrorismo ha lasciato nei familiari delle vittime ferite profonde. Vorrei dire a tutti coloro che hanno perso un genitore, un compagno, un figlio, un fratello o un amico che sono loro vicino, con comprensione e solidarietà".
Roma, 9 maggio 2015
Celebrato al Senato il Giorno della memoria dedicato alla vittime del terrorismo

E' stato celebrato nell'Aula di Palazzo Madama, alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il Giorno della memoria dedicato alle vittime del terrorismo.

La cerimonia, aperta dall'esecuzione dell'Inno nazionale da parte degli studenti del Liceo Scientifico Statale "Farnesina" di Roma, è stata condotta da Ilaria Moroni, coordinatrice della "Rete degli archivi per non dimenticare" e direttrice del "Centro documentazione archivio Flamigni".

Hanno portato le loro testimonianze: Salvatore Niedda, figlio di Antonio Niedda; Barbara Zicchieri, sorella di Mario Zicchieri; Sergio Amato, figlio del Magistrato Mario Amato; Carole Beebe Tarantelli, vedova di Ezio Tarantelli; Sara Alberini, studentessa dell'Istituto Superiore "Vincenzo Dandolo" di Orzivecchi (Bs).

È quindi intervenuto il Presidente del Senato, Pietro Grasso.

La celebrazione si è conclusa con la premiazione da parte del Presidente Mattarella, coadiuvato dal Presidente Grasso e dal Ministro Stefania Giannini, delle scuole vincitrici del concorso "Tracce di memoria" bandito dal Ministero dell'Università, dell'Istruzione e della Ricerca in collaborazione con la Rete degli archivi per non dimenticare e con la Direzione generale per gli archivi.

Roma, 9 maggio 2015

Associazione Nazionale Onlus
“Le Vittime del Dovere d’Italia”
Le Vittime del Terrorismo e i loro familiari in gran parte associati a questa Associazione Nazionale Onlus “Le Vittime del Dovere d’Italia”, ringraziano il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, per aver dato il giusto risalto ai propri cari che hanno perso la Vita nell’adempimento del proprio dovere, ricordando la loro Memoria, servitore dello Stato o semplice cittadino, a causa di disegni perversi e folli, pervasi di odio e di sopraffazione.
9 maggio 2015
Avola, Commemorazione del brigadiere Giuseppe Coletta nella scuola a lui intitolata
(15 Novembre 2014) Ieri è stata organizzata, nella sede del plesso Coletta del I ciroclo didattico De Amicis di Avola , una giornata dedicata alla riflessione e alla commemorazione del brigadiere Giuseppe Coletta, ucciso nella strage di Nassiriya undici anni fa mentre partecipava a una missione di pace.

Il dirigente scolastico Stefania Stancanelli e il direttore dei servizi generali e amministrativi Benedetto Sirugo insieme allo staff di presidenza, composto dalle insegnanti Angela Vaccarella e Cristina Li Gioi , hanno accolto i familiari di Giuseppe Coletta, i rappresentanti dell’associazione “Coletta- Bussate e vi sarà aperto” , il comandante dei Carabinieri Bruno, l’appuntato Schiavone e l’assessore alla Pubblica Istruzione Vincenzo Campisi. I bambini della scuola dell’infanzia, coordinati dalla docente Zocco Maria, hanno recitato brevi poesie e cantato l’Inno di Mameli sventolando bandierine da loro realizzate . Grande la commozione tra i presenti quando alcuni bambini della scuola primaria hanno interpretato delle poesie da loro composte.

In particolare hanno particolarmente colpito alcuni versi recitati dall’alunno Luciano Masini della classe V: "In particolare ricordiamo un avolese: Giuseppe Coletta, e ognuno di noi una preghiera per lui metta. (…..)Per colpa di guerriglieri spietati, che uccidono i soldati portando dolore, perché tutti venerino il loro Dio. Ma una domanda mi faccio: esiste un Dio che vuole questo? A queste parole io taccio. E termino il testo".

Commovente anche il video sulla vita del brigadiere Coletta e al termine grande soddisfazione da parte del dirigente scolastico Stefania Stancanelli che ha elogiato i bambini e gli insegnanti del plesso, coordinati dalla responsabile Marziano Rosa e dall’insegnante Alfò Sabina, sia per aver dimostrato una grande professionalità e sensibilità sia per aver saputo coinvolgere tutti gli alunni delle classi in canti, poesie e riflessioni autentiche all’insegna dei valori di patria, amore, solidarietà e pace.
(Fonte SiracusaNews)
12 Novembre 2014: “Giornata del ricordo dei Caduti militari e civili nelle missioni internazionali per la pace
(Roma 11 novembre 2014) - Sarà celebrata domani la “Giornata del ricordo dei Caduti militari e civili nelle missioni internazionali per la pace” istituita con legge 12 novembre 2009, n. 162. La ricorrenza segna anche l’11° anniversario dell’attentato di Nassiriya, avvenuto il 12 novembre 2003, in cui morirono 19 italiani e 9 iracheni.

Sono state organizzate nella Capitale una serie di iniziative commemorative alle quali prenderanno parte, assieme al Ministro della Difesa Roberta Pinotti, il sindaco di Roma e i Vertici militari. Agli eventi sono stati invitati anche i familiari dei caduti nelle missioni internazionali.

La giornata sarà aperta dalla deposizione, alle ore 10.30, di una corona di alloro all’Altare della Patria da parte del Ministro della Difesa. Le celebrazioni proseguiranno alle ore 11.00 con la Santa Messa in Suffragio di tutti i Caduti militari e civili nelle missioni internazionali per la pace, celebrata nella Basilica di Santa Maria in Aracoeli al Campidoglio dall’Ordinario Militare per l’Italia, Monsignor Santo Marcianò.

A seguire la deposizione di una corona alla Stele commemorativa al Belvedere Caffarelli in Campidoglio da parte del Ministro della Difesa e del Sindaco di Roma, Ignazio Marino.
(Fonte Ministero della Difesa)
Le immagini dell'arrivo degli studenti a Palermo per ricordare la strage di Capaci

Falcone e Borsellino, a Palermo la "nave della legalita'"


(AGI) - Roma, 23 mag. - Per contrastare l'influenza della mafia sugli affari "e' indispensabile il coinvolgimento delle forze sane della societa' e, in specie, delle giovani generazioni".
 E' quanto scrive il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, nel messaggio al presidente della Fondazione Giovanni e Francesca Falcone, Maria Falcone, in coincidenza del 22esimo anniversario delle stragi di Capaci e di via D'Amelio.
 "L'esempio di dirittura morale e di impegno coraggioso fino all'estremo sacrificio di Falcone - sottolinea Napolitano - e' stato e continua a essere fondamentale stimolo a resistere alle intimidazioni della mafia e a diffondere una rinnovata fiducia nello stato di diritto". "#23maggio pensando a Vito, Rocco, Antonio. A Francesca", e' invece il tweet del premier Matteo Renzi: "A lui, Giovanni, che educava noi studenti a combattere la mafia. #ionondimentico". Oggi a Palermo e' approdata "la nave della legalita'", a bordo della quale - nella notte - si e' svolto un incontro con gli studenti. "Il nostro compito, quello di chi insegna e di chi coordina, e' combattere il grande alleato della mafia che e' l'ignoranza", ha ricordato il ministro dell'Istruzione, Stefania Giannini. "Sarebbe interessante, insieme a iniziative come questa, istituire nelle scuole l'ora di legalita' o rafforzare quella di educazione civica", ha sottolineato Rosy Bindi, presidente della Commissione parlamentare antimafia, mentre il procuratore nazionale antimafia Franco Roberti ha ricordato come "sul terreno della corruzione si consumano rapporti sempre piu' stretti tra la mafia e le organizzazioni di malaffare". In mattinata, all'arrivo nell'aula bunker dell'Ucciardone, il ministro delle Politiche agricole, Maurizio Martina, ha detto di ritenere che "anche questo momento serva a dire che lo Stato c'e', che deve fare la sua parte fino in fondo. E il governo in primis lo deve fare". Per il guardasigilli, Andrea Orlando, "lo Stato democratico ha interesse a trovare la verita' intera anche sulla stagione delle stragi. Continueremo a tenere alta la guardia". "Il futuro del contrasto alle mafie dipende dall'impegno della politica", ha ribadito il presidente del Senato, Piero Grasso: "dobbiamo pensare e agire strategicamente e chiudere per sempre la stagione dell'emergenza, della superficialita', dell'approssimazione".


A Palermo la ‘Nave della legalità’ per ricordare la strage di Capaci


(23/05/2014) E’ arrivata alle 9.30 al porto di Palermo la Nave della legalità partita giovedì da Civitavecchia con a bordo 1.500 studenti di tutte le scuole italiane per commemorare il XXII anniversario delle stragi di Capaci e di via D’Amelio.

Palloncini colorati, autorità civili e militari ma soprattutto circa tremila studenti di scuole elementari, medie e superiori di tutta la Sicilia con indosso le magliette “Insieme per non dimenticare”. E’ questa l’atmosfera al porto di Palermo in attesa della Nave della legalità partita giovedì dal porto di Civitavecchia con a bordo 1500 studenti di tutta Italia e in arrivo nel capoluogo siciliano per il XXII anniversario delle stragi di Capaci e di via D’Amelio.

A bordo della nave, fra gli altri, il ministro dell’Istruzione Stefania Giannini, il presidente del Senato Pietro Grasso, il presidente della Commissione Antimafia Rosy Bindi, il presidente della Corte dei Conti Raffaele Squitieri, il procuratore nazionale antimafia Franco Roberti, il procuratore di Catania Giovanni Salvi, il vice presidente di Confindustria Ivanhoe Lo Bello,  il presidente Rai Anna Maria Tarantola.

E’ atterrato intanto poco prima delle sei all’aeroporto ‘Falcone e Borsellino’ di Palermo, ‘L’aereo delle legalità’ partito giovedì da New York con a bordo un gruppo di studenti americani che parteciperanno all’aula bunker dell’Ucciardone di Palermo alle commemorazioni per il 22esimo anniversario della strage di Capaci.

I giovani sono stati accolti dall’assessore alle Attività produttive del Comune di Palermo, Giovanna Marano e dal Presidente della Gesap, la società che gestisce l’aeroporto, Fabio Giambrone con uno striscione con su scritto: ‘Insieme per non dimenticare’. “E’ il modo più corretto per ricordare, a distanza di 22 anni, Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e i tre agenti di scorta insieme ai ragazzi provenienti da New York nell’aeroporto che porta proprio il nome di Falcone e Borsellino”, ha detto Giambrone. Gli studenti, accompagnati da due insegnanti, tra cui una italoamericana, sono stati trasferiti al porto di Palermo dove accoglieranno la ‘Nave della legalità’. Poi tutti insieme andranno all’Ucciardone.

(Fonte Adnkronos/Ign)

Attacco contro gli italiani a Farah Bomba nel Lince, ucciso ufficiale


(08 Giugno 2013) - L'attentato è avvenuto intorno alle 7 ora italiana. Una pattuglia di sette militari del nostro contingente è stata attaccata mentre si trovava a bordo di un blindato.
La vittima è il capitano Giuseppe La Rosa. Originario di Barcellona Pozzo di Gotto (Me), aveva 31 anni, ed era effettivo al terzo reggimento Bersaglieri. Il militare italiano è morto sul colpo.
L'attacco è stato compiuto da "un elemento ostile" che "ha lanciato un ordigno esplosivo" all'interno del blindato ha confermato ufficialmente lo Stato maggiore della Difesa, avvalorando le ipotesi circolate dopo l'attentato. Il veicolo blindato, un 'Lince', faceva parte del dispositivo della Tsu (Transition support unit) South, che stava rientrando nella base di Farah dopo aver svolto un'attività a sostegno delle unità dell'esercito afghano.
I militari feriti sono stati trasferiti all'ospedale di Farah e "non versano in pericolo di vita" ha precisato lo Stato maggiore della Difesa. Uno di loro è stato sottoposto a intervento chirurgico. I feriti sono effettivi all'82esimo reggimento fanteria 'Torino' di Barletta e all'ottavo reggimento bersaglieri.
Con l'uccisione del militare italiano oggi a Farah sale a 53 il numero dei militari italiani morti in Afghanistan nel corso della missione internazionale Isaf, operativa dal 2004.
''Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano - si legge in un comunicato diffuso dall'ufficio stampa del Quirinale - appresa con profonda commozione la notizia del tragico attentato in cui ha oggi perso la vita un militare dell'Esercito Italiano e altri tre sono rimasti feriti, mentre svolgevano i propri compiti operativi nella missione ISAF in Afghanistan, esprime i suoi sentimenti di solidale partecipazione al dolore dei familiari del caduto, rendendosi interprete del profondo cordoglio del Paese". Il presidente Napolitano, conclude il comunicato, "formula l'accorato auspicio che i militari feriti nell'attacco possano superare questo momento critico".
"Esprimo il mio cordoglio alle famiglie - ha detto il presidente del Senato, Pietro Grasso, al convegno dei giovani imprenditori di Confindustria - Continuiamo a pagare un pesante tributo nel costruire la stabilizzazione di quell'area''.
Così come sottolineato da Laura Boldrini. "Esprimo il profondo dolore mio e di tutta la Camera dei deputati per le drammatiche notizie dall'Afghanistan, prova ulteriore del pesantissimo tributo che anche i militari italiani continuano a pagare" ha detto la presidente della Camera.
''Profondo cordoglio'' anche dal ministro della Difesa, Mario Mauro. ''La notizia di un altro caduto italiano in Afghanistan mi addolora immensamente'', ha affermato il ministro degli Esteri, Emma Bonino.
Il presidente del Consiglio, Enrico Letta, ha rivolto a nome suo personale e del governo ''sincere condoglianze ai familiari della vittima e vicinanza ai feriti e ai loro congiunti. Di fronte a questo dolore, e a un sacrificio così lancinante - dichiara Letta in una nota - non possiamo che stringerci ancora di più attorno a loro e a quanti ogni giorno servono con dedizione il nostro Paese".
Intanto il presidente del Coni, Giovanni Malagò, in memoria del militare italiano ucciso, ha invitato a far osservare un minuto di silenzio in occasione di tutte le manifestazioni sportive che si disputeranno in Italia nel fine settimana.

Il presidente dell'Associazione Nazionale Onlus "Le Vittime del Dovere d'Italia", Cav. Andrea  Fasanella, sono vicino con affetto ai familiari del capitano ucciso questa mattina nella zona di Farah,  e spero in una pronta guarigione per i suoi commilitoni rimasti feriti"

(Fonte Adnkronos/Ign)

Sparatoria mentre giura il governo Feriti due carabinieri. Un fermo


Roma, 28 apr. - Sparatoria davanti a Palazzo Chigi proprio mentre al Quirinale giurava il Governo Letta.
Un uomo, in giacca e cravatta e apparentemente tranquillo, si è avvicinato a due carabinieri, davanti a palazzo Chigi, ha estratto la pistola e ha fatto fuoco. L'attentatore è un calabrese, classe 1967. Si tratta di Luigi Preiti, originario di Rosarno in Calabria, ma residente ad Alessandria. L'uomo non ha precedenti penali ma secondo fonti investigative è affetto da problemi mentali.
Feriti i due carabinieri e l'attentatore, che è stato subito bloccato. Un militare è stato colpito alla gola e un altro alla testa. Entrambi sono stati trasportati in codice rosso in ospedale, uno all'Umberto I e uno al San Giovanni. Anche una passante sarebbe stata ferita in modo lieve.
A quanto apprende l'Adnkronos da fonti qualificate, dalle prime verifiche effettuate sembra che Luigi Preiti non avesse alcuna licenza per il porto d'armi.
Il sottosegretario Gianni De Gennaro si è recato sul luogo della scena del crimine, davanti a palazzo Chigi. Subito dopo la sparatoria, in via precauzionale è stata evacuata la piazza del Quirinale.
Il neo ministro dell'Interno Angelino Alfano è stato informato della sparatoria mentre era nel Salone delle Feste al Quirinale per la cerimonia del giuramento del nuovo governo. Alfano, seduto in prima fila, era sorridente quando è stato avvicinato da un funzionario del Colle che lo ha informato del gravissimo fatto accaduto dinanzi alla sede del governo. Alfano è andato all'Umberto I per fare visita a uno dei carabinieri feriti.
''E' uno squilibrato, il profilo è questo" riferisce il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, secondo cui "quando si continua a parlare dei palazzi della politica con certi toni, prima o poi il pazzo esce fuori''. ''Chiaramente il problema della sicurezza va verificato -ha aggiunto Alemanno- fatti come questi non devono succedere soprattutto in momenti come questi''.

L'associazione Nazionale Onlus " Le Vittime del Dovere d'Italia", rappresentata dal  Presidente Cav. Andrea  Fasanella, esprime  la sua sincera solidarietà ai familiari dei militari feriti e la vicinanza all'Arma dei Carabinieri.
Condividiamo la sofferenza dei  nostri militari per le ferite subite, augurando loro una pronta guarigione.
Cav. Andrea  Fasanella

(Fonte Adnkronos/Ign)

Caserta, carabiniere ucciso e un altro ferito in conflitto a fuoco con rapinatori


Caserta, 27 apr.  - Un carabiniere è stato ucciso e un altro è stato ferito, nel corso di un conflitto a fuoco avvenuto durante una rapina in una gioielleria. Ferito di striscio anche un passante che si è trovata nel bel mezzo della sparatoria. E' accaduto a Maddaloni, in provincia di Caserta.
Secondo una prima ricostruzione, il carabinieri erano in pattuglia nelle strade della cittadina, quando a un certo punto è scattato l'allarme: in una gioielleria era in atto una rapina. La pattuglia non ha perso tempo ed è subito corsa in via Ponte Carolino. Appena l'Alfa dei militari è arrivata davanti al negozio i banditi, quattro in tutto, che non avevano ancora consumato la rapina, hanno aperto il fuoco. L'appuntato Tiziano Della Ratta è morto subito, il collega maresciallo è rimasto ferito. I militari hanno risposto al fuoco ferendo due dei quattro malviventi, tra cui una donna, che sono poi stati arrestati.
Il carabinieri ferito è stato portato all'ospedale di Maddaloni e le sue condizioni sono stabili e non gravi. I due banditi rimasti probabilmente illesi sono fuggiti con una Fiat Uno bianca. Tra di loro potrebbe esserci un'altra donna. Subito è scattato l'allarme in caserma e poi al comando provinciale di Caserta. Maddaloni in pochi minuti è diventata una città presidiata dai carabinieri. Chiusi tutti i varchi di ingresso della popolosa cittadina, dove molto forte è la presenza non solo della criminalità comune ma anche di quella camorristica.
I due banditi feriti sono stati portati uno all'ospedale di Maddaloni e l'altro a quello di Caserta. Sono entrambi italiani. Si trovano piantonati in corsia dai colleghi dell'appuntato Della Ratta. Un elicottero sta sorvolando tutto il casertano per dare una mano ai carabinieri che stanno setecciando palmo palmo strade e abitazioni di pregiudicati, che potrebbero avere dato ospitalita' ai due fuggitivi. Le operazioni sono state coordinate dal comandante provinciale dei carabinieri di Caserta, colonnello Giancarlo Scafuri.
Secondo quanto si e' appreso la banda di rapinatori sarebbe napoletana. .

(Fonte Adnkronos/Ign)

Afghanistan, esplode un ordigno. Feriti due soldati italiani


(14 aprile 2013) - Due militari italiani che viaggiavano a bordo di un blindato sono rimasti feriti nell'esplosione di un ordigno rudimentale nell'ovest dell'Afghanistan. Non sarebbero in pericolo di vita. L'attentato si è verificato domenica mattina alle 9:30 locali (le 7:00 in Italia), durante un'attività di «village assessment» presso il villaggio di Awkalan, località a 8 chilometri a sud di Shindand. Secondo quanto riferiscono al comando del contingente italiano, «un mezzo blindato Lince della Transition Support Unit - Center è stato investito dall'esplosione di un ordigno improvvisato». A seguito dell'esplosione, due militari italiani sono rimasti feriti. I due «non versano in pericolo di vita» e sono stati immediatamente trasportati presso l'ospedale militare da campo di Shindand. I famigliari sono stati informati dagli stessi militari.

(Fonte Ansa)


LA TRISTE NOTIZIA, E’ PER NOI MOTIVO DI DOLORE.
SIAMO DISPIACIUTI E ADDOLORATI PER LA PERDITA E STIMATA PERSONA DEL PREFETTO DOTT.  ANTONIO MANGANELLI CAPO DELLA POLIZIA DI STATO.
LE VITTIME DEL DOVERE TUTTE, UNITAMENTE AL PRESIDENTE CAV. ANDREA FASANELLA DELL’ASSOCIAZIONE NAZIONALE ONLUS “LE VITTIME DEL DOVERE D’ITALIA” PORGONO LE PIU’ SENTITE CONDOGLIANZE ALLA FAMIGLIA E ALL’INTERO CORPO DELLA POLIZIA DI STATO.



IL PRESIDENTE  NAZ. DelL’ASSOCIAZIONE
(F/to Cav. Andrea Fasanella )         

Afghanistan, esplode ordigno: feriti due militari italiani. ''Non in pericolo di vita''


(Herat, 6 marzo 2013)  Sono stati trasferiti da Farah alla base di Herat i due militari italiani rimasti feriti nell'esplosione di un ordigno questa mattina in Afghanistan. "Le loro condizioni sono stabili - riferisce all'Adnkronos il maggiore Mario Renna portavoce del comando del contingente italiano ad Herat - non sono in pericolo di vita''.
L'esplosione dell'ordigno rudimentale è avvenuta tra Bala Baluk e Shewan alle 5:20 italiane (le 8.50 locali) e ha coinvolto un blindato Lince che si è ribaltato. Ferito in modo non grave anche un interprete afghano.
I tre,  sottolineano allo Stato Maggiore della Difesa, ''sono stati prontamente soccorsi dagli altri componenti della pattuglia ed evacuati in elicottero presso l'ospedale da campo statunitense di Farah con ferite agli arti superiori. I familiari sono stati informati''.
La pattuglia di nove blindati Lince, con a bordo un 'Police Advisor Team' formato da personale dell'Esercito e un plotone della Compagnia Alpini di stanza a Bala Baluk, era diretta al distretto di polizia di Shewan, dove il team di advisor italiani assiste regolarmente le forze di polizia afghane presenti nella zona.

(Fonte Adnkronos)

Il 7 gennaio, Festa del Tricolore, cambio della Guardia solenne al Quirinale



Lunedì 7 gennaio, Festa del Tricolore, si svolgerà con inizio alle ore 15.15 in Piazza del Quirinale, il cambio della Guardia solenne con lo schieramento e lo sfilamento del Reggimento Corazzieri e della Fanfara del IV Reggimento Carabinieri a cavallo, che eseguirà i seguenti brani:




G. Massetti: Cavalleria
M. Conzatti: Diana
G.Massetti: Rimembrando
Moretti - Tassinari: Inno del 4° Reggimento
Von A. Leonhardt: Principe Eugenio
L. Cirenei: La Fedelissima
V. Borgia: Fanfara Solenne
G. Mameli: Canto degli Italiani
D. Di Martino: Feronia
A. Lancioni: Gloriosa
D. Di Martino: Primi Allori
D. Di Martino: Verona
M. Conzatti: Sousa
F. Tassinari - A. Moretti: Sciabole al vento
D. Di Martino: Germanica
D. Di Martino: Laika

(Fonte Quirinale)

LEGGE DI STABILITA'
PAGLIA E DI BIAGIO (FLI), SOPPRESSO PROVVEDIMENTO REVERSIBILITA’ PENSIONI DI  GUERRA.
MONTI HA MANTENUTO LA PAROLA


(19 Dicembre 2012) " Esprimiamo massima soddisfazione per la soppressione del provvedimento inerente la reversibilità delle pensioni di guerra nel complesso della legge di stabilità. Mario Monti ha mantenuto la parola data in Commissione Bilancio della Camera, smentendo in questo modo i suoi detrattori e ristabilendo un principio di giustizia e correttezza”. Lo affermano in una nota i deputati di Fli Gianfranco Paglia e Aldo Di Biagio. “Un risultato – aggiungono Paglia e Di Biagio - raggiunto anche grazie alla sensibilità del Sottosegretario Polillo e al lavoro del senatore Candido De Angelis. Si sarebbe trattato di una norma che avrebbe penalizzato coloro i quali hanno servito la Patria, oltre che i loro familiari: una mortificazione non solo economica ma, soprattutto, simbolica. Il Governo Monti ha dimostrato anche in questa occasione di avere il buon senso di non cedere alla maniera più facile e immediata, ma ingiusta, di fare cassa. Ed è la dimostrazione – concludono i deputati di Fli - che anche in politica ci si può fidare di una parola data”.

disegno di legge di stabilità
L’abrogazione  dell'esenzione  IRPEF  per  le  pensioni  di  guerra


Atto Camera

Ordine del Giorno 9/05534-bis-A/063
presentato da:
VILLECCO CALIPARI Rosa Maria
testo di Giovedì 22 novembre 2012, seduta n. 722


La Camera,
premesso che:
il comma 13 dell'articolo 3 (comma 17 dell'articolo 12 del testo iniziale) del disegno di legge di stabilità prevede l'abrogazione dell'esenzione IRPEF per le pensioni di guerra, per i soggetti titolari di reddito complessivo superiore ai 15.000 euro;
l'iniziativa risultava in evidente contraddizione con il principio del risarcimento del danno alla incolumità psicofisica delle persone colpite da qualsiasi tipologia di eventi, che è escluso da tassazione ai sensi dell'articolo 6 del decreto del Presidente della Repubblica 917/1986, nonché specificamente dall'articolo 1 del decreto del Presidente della Repubblica 915/1978, Testo Unico sulle pensioni di guerra;
le pensioni di guerra hanno natura risarcitoria e non di reddito e ciò per espressa presa di posizione da parte della stessa Corte Costituzionale (sentenza n. 375 del 1989) e conseguentemente non sono mai state sottoposte a tassazione nella storia del nostro Paese;
durante l'esame nella Commissione bilancio con un emendamento dei Relatori sono state escluse dalla tassazione IRPEF le pensioni dirette, lasciando quindi solo alle pensioni a titolo di reversibilità superiori ai 15.000 euro l'abrogazione dell'esenzione dall'IRPEF;
la pensione di reversibilità, prevista peraltro in favore di una più ristretta categoria di soggetti nell'ambito della famiglia dell'invalido titolare di pensione di guerra diretta, deceduto per causa diversa da quella che ha dato luogo all'invalidità, è un beneficio derivato che, come la Corte Costituzionale ha precisato con la sentenza n. 186 del 1985, risponde ad esigenze di ordine naturale ed etico;
una pensione di reversibilità, sommata a un reddito di 15 mila euro annui, permette di vivere decorosamente a tutte quelle donne che hanno perso un familiare o che hanno dedicato la loro vita ad assistere un congiunto che portava addosso le conseguenze della guerra, agli orfani minori di 21 anni o maggiorenni inabili;
durante la discussione nella Commissione Bilancio è emersa la necessità di una revisione da parte della Ragioneria dello Stato in merito alle cifre complessive fornite per coprire l'esenzione fiscale per i trattamenti di reversibilità per i congiunti di un titolare defunto di pensione di guerra in considerazione del fatto che si tratta di cifre con andamenti decrescenti e valutando l'oggettiva previsione di risparmio su una platea numericamente limitata;
gli emendamenti presentati in Commissione sul comma 17 dell'articolo 12 sono stati accantonati su proposta del rappresentante del Governo, che ha assicurato la responsabilità dell'Esecutivo stesso affinché la disposizione sia modificata in modo da riportare i termini della questione al loro giusto equilibrio, impegna il Governo nel rispetto dei vincoli di finanza pubblica, a valutare l'opportunità di valutare gli effetti applicativi della disposizione di cui alla premessa, al fine di adottare ulteriori iniziative normative volte a risolvere questa sperequazione rimasta insoluta nel testo, perché sia ristabilita, ai sensi dell'articolo 6 del decreto del Presidente della Repubblica 917/1986, nonché specificamente dall'articolo 1 del decreto del Presidente della Repubblica 915/1978, l'esenzione dall'IRPEF anche per le pensioni di guerra a titolo di reversibilità.
9/5534-bis-A/63. (Testo modificato nel corso della seduta) Villecco Calipari, Ventura, Maran, Lenzi, Veltroni, Nannicini, Causi, Lo Moro, Realacci, Recchia, Rossa, Rugghia, Touadi, Verini, Calvisi, Ghizzoni, D'Incecco, Schirru, Codurelli.

4 novembre, Monti in Afghanistan Napolitano all'altare della Patria


Roma, 4 Nov. (Ign) - Mario Monti è in Afghanistan per il giorno della festa delle forze armate, che ricorre oggi. Il presidente del Consiglio è arrivato a sorpresa ad Herat, dove ha visitato il contingente italiano nella base Isaf. Monti si è poi recato a Kabul per un incontro con il presidente afghano Hamid Karzai.


Festeggiamenti anche a Roma dove il Capo dello Stato Giorgio Napolitano si è recato all'Altare della Patria, per rendere omaggio al Sacello del Milite Ignoto.
"Nella ricorrenza del 4 novembre, ricordiamo il 94° anniversario della vittoria nel primo conflitto mondiale e, con essa, celebriamo l'Unità d'Italia e le sue Forze Armate. Questa mattina,e rivolgerò il mio commosso pensiero a tutti coloro che sono caduti per la libertà e la prosperità del nostro Paese", si legge in un messaggio del presidente Napolitano inviato in occasione del Giorno dell'Unità Nazionale e Giornata delle Forze Armate.
"Assistiamo - ha continuato il Capo dello Stato - in questi anni al succedersi di eventi di portata storica ed a straordinarie trasformazioni in ogni settore della vita umana che investono drammaticamente gli assetti istituzionali, economici e sociali a livello locale e globale. Il prepotente e subitaneo affacciarsi sugli scenari del pianeta delle esigenze e delle capacità competitive di immense moltitudini di uomini e donne, finora rimaste latenti ed inespresse nel sottosviluppo, ci impone di affrontare e di vincere nuove, ardue sfide nel campo dell'economia, della sostenibilità ambientale, della giustizia sociale e internazionale.
Dobbiamo farlo insieme, Paesi e cittadini, perchè, di fronte alla crescente interdipendenza e alla complessità e comunanza dei problemi del XXI secolo, nessun singolo Stato è in condizioni di intervenire utilmente da solo". "In tale prospettiva - ha sottolineato il Presidente Napolitano - le grandi organizzazioni internazionali - le Nazioni Unite, l'Unione Europea, l'Alleanza Atlantica - costituiscono i soli possibili strumenti istituzionali di intervento efficace e coeso degli Stati e vanno perciò costantemente migliorate, potenziate e valorizzate. Nel loro ambito, lo strumento militare assume un ruolo nuovo e cruciale. In un quadro di più limitate risorse finanziarie, condizione fondamentale per rendere politicamente e tecnicamente efficaci le Forze Armate nelle missioni internazionali e per garantire ad esse capacità di eccellenza è la progressiva integrazione con gli strumenti militari degli altri Paesi membri, in una struttura organizzativa e operativa comune".
"Esprimo pertanto - ha concluso il Capo delo Stato - il mio plauso e il mio incoraggiamento agli sforzi che il governo sta conducendo in questa direzione e auspico una rapida conclusione dell'iter parlamentare della legge delega per la realizzazione dell'importante progetto messo a punto per la razionalizzazione strutturale delle Forze Armate. In questa giornata, rivolgo il mio riconoscente apprezzamento e quello di tutti gli italiani a coloro che, in questo stesso momento, danno già concretezza sul campo a questi propositi, agli oltre seimila militari impegnati nei diversi teatri di crisi, dall'Afghanistan, al Medio Oriente, ai Balcani, per garantire la sicurezza e il rispetto dei diritti fondamentali e contribuire alla ricostituzione delle istituzioni locali e all'assistenza delle popolazioni. Viva le Forze Arnmate, viva la Repubblica, viva l'Italia!".

(Fonte Adnkronos)

Afghanistan, morto alpino italiano Altri tre i feriti in attacco a Bakwa


Roma, 25 ott. - Aveva da poco compiuto 24 anni il caporale Tiziano Chierotti, uno dei quattro militari rimasti feriti nello scontro a fuoco di oggi a Bakwa in Afghanistan. I nostri militari sarebbero stati attaccati da un gruppo di insorti, mentre erano impegnati in un'attività di pattuglia nel villaggio di Siav a circa venti chilometri a ovest della base operativa avanzata 'Lavaredo', dove è basata la Task Force South East .
''Il militare -dicono dallo Stato Maggiore della Difesa- gravemente ferito all'addome, era stato trasferito dall'ospedale da campo di Farah alla struttura sanitaria di livello superiore di Camp Bastion per le cure del caso, ma si è spento per il repentino aggravarsi delle condizioni cliniche nonostante i tentativi di rianimazione''. Non sono in pericolo di vita, viene precisato, ''gli altri tre militari coinvolti nell'evento''.
Nato il 7 ottobre 1988 a Sanremo, in provincia di Imperia, il caporale Chierotti era effettivo dal 2008 al secondo reggimento alpini di Cuneo, inquadrato nella brigata alpina Taurinense. ''E' una disgrazia, un dolore'' ha detto il sindaco di Sanremo, Maurizio Zoccarato. La procura di Roma ha aperto un fascicolo sulla sua morte, ipotizzando il reato di attentato a fini di terrorismo.

Profondo cordoglio è stato espresso dalle maggiori autorità dello Stato. "Era un ragazzo generoso e coraggioso e tale si è dimostrato fino all'ultimo momento", ha commentato in una nota il ministro della Difesa, Giampaolo Di Paola. "Sappiamo che questa fase della presenza italiana in Afghanistan è la più delicata e complicata - ha continuato -. Il Governo si è impegnato a rispettare le date del ritiro in accordo con gli alleati transatlantici, fino a completare la transizione verso le forze di sicurezza afgane".

"Il presidente Monti auspica che tutto il mondo politico e istituzionale si raccolga intorno alle Forze Armate italiane - si legge in una nota di Palazzo Chigi -, confermando il pieno sostegno al loro impegno nelle aree di crisi e in particolare all'opera encomiabile che prestano al servizio del nostro Paese nella cruciale fase di transizione istituzionale, stabilizzazione e pacificazione in Afghanistan". "In questo difficile momento - si legge ancora nella nota - il presidente Monti è vicino con partecipe solidarietà alla famiglia di Tiziano" ed ha "altresì fatto pervenire alle famiglie dei militari rimasti feriti nell'attacco i suoi migliori auguri di pronta guarigione".

In un messaggio alla famiglia il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano si è voluto "far interprete del profondo cordoglio del Paese di fronte al tragico evento, i sentimenti della sua affettuosa vicinanza e della più sincera partecipazione al loro grande dolore".

"E' un lutto che addolora l'Italia intera" ha scritto il presidente del Senato, Renato Schifani in un messaggio al Capo di Stato Maggiore della Difesa, Generale Biagio Abrate. "Ancora lungo e difficile è il percorso della popolazione afghana verso la pace e la libertà, in nome delle quali Tiziano Chierotti ha sacrificato la propria giovane vita con coraggio e profondissimo senso del dovere".

Ho provato "sgomento e angoscia" scrive in una nota il presidente della Camera, Gianfranco Fini. "In questo momento doloroso - aggiunge -, la Camera dei deputati esprime il suo cordoglio più profondo e la sua sincera solidarietà ai familiari del militare deceduto e rinnova l'auspicio di una piena e pronta guarigione dei militari feriti".

Il ministro dell'Interno, Annamaria Cancellieri ha inviato a Di Paola, un telegramma nel quale ha espresso il proprio cordoglio, la vicinanza alla famiglia del caporale e ha formulato gli auguri di pronta guarigione ai tre militari rimasti feriti.

''Vorrei esprimere, anche a nome del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica - scrive in un messaggio del presidente del Copasir, Massimo D'Alema -,  sincero cordoglio per la scomparsa del caporale Tiziano Chierotti''.

Il leader dell'Idv, Antonio Di Pietro chiede che "i nostri ragazzi tornino a casa". "Noi dell'Idv, che siamo stati gli unici in Parlamento a votare contro il rifinanziamento delle missioni militari - ricorda - chiediamo con forza che si scriva la parola fine a tutto questo e che i nostri ragazzi tornino a casa. Purtroppo quando il governo si renderà conto che il contingente italiano è impegnato in una guerra guerreggiata e non in una missione di pace, sarà troppo tardi'', conclude.

E' un grande dolore, ma "continueremo a fare la nostra parte" dice ad Aki - Adnkronos International il sottosegretario agli Esteri Staffan De Mistura. ''Noi dobbiamo in questo momento avere il coraggio di dire che proprio per il rispetto alla memoria del nostro Alpino continueremo a fare la nostra parte in Afghanistan per dimostrare che questi attacchi non ci indeboliranno''.

"Onore al nostro soldato caduto in Afghanistan" ha dichiarato, in una nota, il deputato di Fli e medaglia d'oro al valor militare, Gianfranco Paglia. Cordoglio anche dal deputato di Fli, Aldo Di Biagio che ha rivolto il suo pensiero "alla famiglia" del soldato caduto. "Profondo cordoglio e vicinanza alla famiglia" anche dal deputato della Lega Nord, Angelo Alessandri, Presidente della Commissione Ambiente.

Il Capo di Stato Maggiore della Difesa, Generale Biagio Abrate, ''a nome delle Forze Armate e suo personale'', esprime ai familiari del Caporale Tiziano Chierotti ''il profondo cordoglio per la scomparsa del proprio congiunto deceduto per le ferite riportate durante lo scontro a fuoco''.

Il presidente del Coni, Giovanni Petrucci ha invitato le Federazioni Sportive Nazionali, le Discipline Sportive Associate e gli Enti di Promozione Sportiva a far osservare un minuto di silenzio in memoria del caporale in occasione di tutte le manifestazioni sportive, che si disputeranno in Italia nel fine settimana.

Nello stesso attacco è morto anche un soldato afghano. Sempre in Afghanistan due soldati americani sono stati uccisi nella provincia dell'Uruzgan da un uomo che indossava la divisa della polizia afghana. Lo ha riferito il maggiore Lori Hodge, portavoce delle forze della coalizione, precisando che l'attacco è stato sferrato nel distretto di Khas Uruzgan.


L'associazione Nazionale Onlus " Le Vittime del Dovere d'Italia", rappresentata dal  Presidente Cav. Andrea  Fasanella, esprime il suo cordoglio più profondo e la sua sincera solidarietà ai familiari del militare deceduto e la vicinanza ai Feriti dell'ennesimo scontro a fuoco avvenuto questa mattina in  Afghanistan.
Condividiamo la sofferenza dei  nostri militari per le ferite subite, augurando loro una pronta guarigione.
In occasione della discussione della "specificità del comparto difesa  e sicurezza", rinnoviamo l'attenzione al Governo  e alle Camere in difesa  dei diritti per chi compie il proprio dovere per la sicurezza della Nazione e per chi porta pace nei Paesi martoriati dalla guerra.
Cav. Andrea  Fasanella

(Fonte Adnkronos)

Afghanistan, scontro a fuoco Feriti quattro militari italiani


Roma, 25 ott. -  Quattro militari italiani sono rimasti feriti e un soldato afghano è rimasto ucciso nel corso di uno scontro a fuoco avvenuto oggi alle 13.40 locali nel distretto di Bakwa, nella provincia di Farah (a sud di Herat), nel corso di un'operazione congiunta della Task Force South East con unità del 207° Corpo dell'esercito afghano.
Uno dei quattro militari italiani feriti a Bakwa, in Afghanistan, in seguito ad uno scontro a fuoco ''è più grave degli altri, ma al momento non sembra essere in pericolo di vita''. E' quanto sottolineano all'Adnkronos fonti militari, precisando che ''le famiglie sono state avvertite''.
Secondo una prima ricostruzione i militari italiani coinvolti erano impegnati in una attività di pattuglia nell'abitato del villaggio di Siav a circa 20 km a ovest della base operativa avanzata 'Lavaredo' di Bakwa, dove è basata la Task Force South East, costituita dal 2° reggimento alpini, quando sono stati attaccati con armi da fuoco da un gruppo di insorti.
''Immediata -sottolinea una nota- la reazione della pattuglia che ha subito messo in sicurezza l'abitato di Siav per poi prestare soccorso ai feriti, i quali dopo meno di trenta minuti sono stati evacuati in elicottero presso l'ospedale da campo di Farah, dove sono attualmente ricoverati''.
''Esprimo la mia vicinanza ai ragazzi feriti nello scontro a fuoco avvenuto stamane in Afghanistan - ha detto il deputato Fli e medaglia d'oro al valore militare, Gianfranco Paglia -. Le notizie che ci giungono sono per fortuna confortanti sull'entità dei danni fisici subiti e la nostra speranza è che siano confermate''. ''Come sempre -prosegue Paglia- i nostri militari continuano a compiere al meglio il loro dovere nonostante in queste ore si metta in discussione la specificità del comparto difesa e sicurezza, e si pensi a misure mortificanti per quanti usufruiscono di risarcimento per i danni subiti nell'adempimento della propria missione''.

(Fonte Adnkronos)

CAMERA: FINI RICEVE ASSOCIAZIONI COMBATTENTI CIVILI E MILITARI


Roma, 24 ott - "Il Presidente della Camera dei deputati, Gianfranco Fini, ha ricevuto oggi a Montecitorio associazioni di combattenti civili e militari che rappresentano le famiglie dei caduti e dei dispersi di guerra, dei mutilati e degli invalidi di guerra, delle vittime del terrorismo, del servizio e del dovere. Le associazioni hanno espresso preoccupazione in merito alla disposizione contenuta nel disegno di legge di stabilità 2013 (A.C. 5534-bis, art.12, c. 17) con la quale si assoggettano all'imposta sul reddito delle persone fisiche le pensioni di guerra, le relative indennità accessorie, gli assegni connessi alle pensioni privilegiate ordinarie, le pensioni connesse alle decorazioni dell'ordine militare d'Italia e i soprassoldi connessi alle medaglie al valore militare. Il Presidente della Camera ha rinnovato l'auspicio, già espresso pubblicamente nei giorni scorsi, riguardo l'eliminazione dal testo del provvedimento di detta disposizione, sottolineando come i benefici economici riconosciuti a tali categorie di cittadini rappresentino provvidenze di natura risarcitoria. Il riconoscimento di tali agevolazioni, prima ancora che doveroso sul piano giuridico, rappresenta un impegno morale per lo Stato e le sue Istituzioni che hanno il dovere di essere solidali con coloro che sono stati gravemente colpiti in relazione a eventi tragici della storia del nostro Paese o che si sono distinti per particolari meriti al servizio dell'Italia. Il Presidente Fini ha assicurato il più fermo sostegno alle ragioni delle Associazioni, preannunziando una immediata iniziativa presso il Governo, volta alla risoluzione della questione. All'incontro hanno preso parte l'Associazione Italiana Ciechi di Guerra, l'Associazione Nazionale fra Mutilati e Invalidi di Guerra, l'Associazione Nazionale Vittime Civili di Guerra, l'Associazione Nazionale Famiglie Caduti e Dispersi in Guerra, l'Associazione Nazionale Grandi Invalidi Militari ed Equiparati, l'Associazione Nazionale Vittime del Dovere d'Italia, il Gruppo Medaglie d'Oro al Valor Militare d'Italia e i rappresentanti delle Vittime del Terrorismo, del Servizio e del Dovere".
E' quanto rende noto un comunicato dell'ufficio stampa della Camera dei Deputati.

(Fonte AGENPARL)

Noi, pensionati di guerra, tassati dal governo Monti


17 ottobre 2012 - La legge di stabilità prevede l’assoggettabilità all’Irpef delle pensioni di guerra. Molti di questi assegni spettano ai ragazzi tornati invalidi dalle missioni di pace. Ma ci sono anche i reduce della seconda guerra mondiale: «Il problema non sono i soldi. L’operazione non va fatta perché è poco dignitosa».
"È uno schifo, una misura inaccettabile e irrispettosa. Come vede non uso mezzi termini". Il deputato di Futuro e Libertà Gianfranco Paglia quasi non ci crede. Per far quadrare i conti, nei giorni scorsi il governo ha pensato di tassare le pensioni di guerra. Non è un'ipotesi. Il progetto è stato messo nero su bianco, inserito nella legge di Stabilità approvata dall'ultimo consiglio dei ministri. "Francamente credo che ci vorrebbe più rispetto per chi ha servito il Paese".
Ufficiale dell'esercito, nel 1995 Paglia è stato insignito della medaglia d'oro al valor militare. Un riconoscimento per il coraggio mostrato nella battaglia del pastificio a Mogadiscio, durante la missione Onu in Somalia del 1993, in cui riportò gravissime ferite. Di fronte alla decisione dell'esecutivo, oggi Paglia chiede l'intervento del ministro della Difesa Giampaolo Di Paola e della titolare dell'Interno Anna Maria Cancellieri. "Da loro mi aspetto una presa di posizione importante. Perché non facciano sentire sole queste persone".
Di quante pensioni si parla? Poche, pochissime. "Sono circa 2.100" racconta Paglia. Ci sono gli anziani reduci della seconda guerra mondiale. Ma anche tanti giovani invalidi, veterani delle missioni di pace. Dall'Iraq all'Afghanistan. "C'è anche chi ha perso la vista o le braccia con indosso l'uniforme, mentre tentava di disinnescare una bomba in Italia".
Andrea Fasanella è il presidente dell'associazione "Le vittime del dovere d'Italia". Un'organizzazione nata qualche anno fa per rappresentare i caduti "del dovere, della criminalità e del terrorismo". "Quel provvedimento va abolito - dice - Non si può addebitare alle vittime di guerra un altro sacrificio. Hanno già pagato con la vita o l'invalidità permanente". Fasanella racconta al telefono: "Si tratta di pensioni risarcitorie, di poche centinaia di euro. In genere si va dai 200 agli 800 euro". Una cifra che può salire, non di molto, in caso di invalidità più gravi. "Ma in quel caso chi riceve l'assegno ha la necessità di ricevere assistenza quasi 24 ore su 24" spiega Paglia.
Non certo stipendi d'oro. In fin dei conti quanti soldi si potranno racimolare da questa operazione? "Questo proprio non mi interessa" dice Paglia. "Vede, il punto non è quanto si può o non si può incassare. Questa operazione non va fatta perché è poco dignitosa".
"È gente che non può lavorare, che non produce reddito - continua Fasanella - Invalidi veri, riconosciuti dagli ospedali militari". Il presidente delle "Vittime del dovere d'Italia" perde la pazienza: "Ma di cosa stiamo parlando?". Poi spiega: "Per carità, io non ce l'ho con il governo. Ma non è davvero possibile prendersela con queste persone". Neppure una settimana fa la Corte Costituzionale ha bocciato le riduzioni agli emolumenti di dirigenti pubblici e magistrati. "Io non capisco - continua Fasanella - Perché toccare gli stipendi di queste autorità di altissimo livello è incostituzionale e tagliare le nostre pensioni no?"
Peraltro, come ricorda il presidente dell'associazione, la Consulta ha sempre ribadito la non assoggettabilità all'Irpef delle pensioni di guerra, ricordando il loro carattere risarcitorio e non reddituale. "Effettivamente - spiega Paglia - è assurdo pagare le tasse su una somma risarcitoria. Un assegno che serve a compensare, solo in parte, un handicap. Un aiuto per garantire una vita normale".
L'esponente di Fli Aldo Di Biagio partecipa alla battaglia. In attesa che la legge di Stabilità approdi in Parlamento, il deputato ha ricevuto assieme al collega Paglia i rappresentanti di alcune associazioni di reduci. "Non lo nego - racconta - è stato un incontro toccante. Ho conosciuto tanti giovani, tornati invalidi dopo aver partecipato a missioni di pace".
Molti di loro hanno deciso di manifestare davanti alla Camera. Alcuni hanno già contattato il deputato Paglia, si raccolgono le adesioni per scendere in piazza già la prossima settimana. "Noi - spiega Fasanella - siamo pronti ad andare in Parlamento con le nostre stampelle e carrozzine, per guardare negli occhi chi avrà il coraggio di votare questa norma". Intanto è già stato fissato un incontro per il prossimo mercoledì con il presidente di Montecitorio Gianfranco Fini. "Per la prima volta anche lui ha criticato l'operato del governo - ricorda Paglia - Per noi questa è stata una presa di distanza molto importante".

(Fonte Linkiesta)

Afghanistan, attaccata la base italiana di Bala Boluk: tre militari feriti


(Herat, 27 agosto 2012) Paura questa mattina per i soldati italiani in Afghanistan. Alle 10 ora locale, le 7.30 in Italia, un razzo da 107 mm lanciato da insorti e' caduto, senza esplodere, all'interno della FOB (Forward Operative Base) Tobruk, di Bala Boluk, settore di competenza della Task Force South, su base Reggimento Cavalleggeri Guide, nell'area sud del Regional Command West , a guida italiana. Lo rende noto il portavoce del contingente italiano in Afghanistan, tenente colonnello Francesco Tirino.
L'impatto dell'ordigno sul terreno ha causato la proiezione di terriccio e pietre, che hanno investito tre militari italiani. Trasportati per le cure del caso presso l'infermeria (Role 1) della base, per uno di loro si e' reso necessario il trasferimento, a scopo precauzionale, per ulteriori accertamenti al Role 2 di Farah. Gli altri due militari hanno riportato solo lievi contusioni.
I militari coinvolti, non in pericolo di vita, sono rimasti sempre coscienti ed hanno avvisato personalmente i propri familiari. L'area interessata e' stata posta in sicurezza e un nucleo di specialisti EOD (Explosive Ordinance Device) provvedera' a far brillare l'ordigno.
Tensione e orrore nel sud del Paese. Almeno 17 civili, tra cui due donne, sono stati trovati decapitati nella provincia dell'Helmand, nel sud dell'Afghanistan, secondo quanto ha riferito il portavoce del governo provinciale locale, Dawood Ahmadi. La strage, ha spiegato Ahmadi, e' avvenuta ieri sera nel distretto di Kajaki e al momento gli inquirenti stanno provando a determinare le ragioni del massacro, di cui si sospettano i militanti Talebani. Il portavoce ha sottolineato che le vittime sono "civili innocenti".
Ahmadi ha riferito inoltre che almeno 10 soldati dell'esercito afghano sono morti e quattro sono rimasti feriti in un attacco compiuto da altri uomini con la divisa delle forze armate di Kabul, di cui si sono perse le tracce, a un checkpoint nella provincia di Helmand.
"Sulla base delle indagini preliminari, non sarebbe stato un attacco degli insorti contro il checkpoint, mentre i soldati scomparsi sono sospettati di avere legami con i Talebani", ha affermato Ahmadi. Quasi nelle stesse ore si e' registrato un altro caso di 'insider attack' nella provincia di Laghman, nell'Afghanistan orientale, dove un uomo con indosso la divisa dell'esercito afghano ha aperto il fuoco uccidendo due soldati della coalizione internazionale.

(Fonte Adnkronos)

Nuoro, automobile non si ferma al posto di blocco: travolto e ucciso un carabiniere


Nuoro, 21 agosto 2012 - Un carabiniere è morto dopo essere stato travolto da un'auto che lo ha investito a un posto di blocco. E' successo la notte scorsa nei pressi di Orune, in provincia di Nuoro. L'automobilista ha investito Paolo Corbeddu, 58 anni ed è poi fuggito. Inutili i soccorsi per il carabiniere, che è deceduto poco dopo in ospedale. Proseguono ora le indagini dei carabinieri nei confronti del pirata della strada.
Braccato dai carabinieri, il pirata è stato poi fermato: si tratta di un giovane di Orune ma su cui gli inquirenti non hanno voluto fornire altri particolari.
Intanto Salvatore Serra, sindaco di Oliena, paese di cui era originario il brigadiere Corbeddu, ha proclamato il lutto cittadino per domani, giorno del funerale del militare, e ha deciso, con i familiari, di allestire la camera ardente nel palazzo comunale per permettere alla cittadinanza di rendere omaggio alla salma. La tragedia di questa notte ha sconvolto il paese, dove il militare era stimato e benvoluto dagli amici, scapolo e prossimo al riposo.
''Esprimiamo - ha dichiarato il sindaco Serra - il profondo cordoglio ed il dolore dell'intera comunita' per una tragedia che ha colpito una famiglia che ha fatto del servizio allo Stato una ragione di vita''.

(Fonte Adnkronos)

Afghanistan, un carabiniere morto e due feriti in un'esplosione


Roma, 25 giugno 2012.  - Un carabiniere è morto e altri due sono rimasti feriti in seguito a un'esplosione avvenuta in un campo addestrativo della polizia afghana, ad Adraskan, in Afghanistan
Alle ore 08,50 locali (6,20 italiane), spiega una nota dello Stato Maggiore della Difesa, in Adraskan (Afghanistan occidentale - RC WEST), all'interno del locale campo addestrativo della Polizia afghana, si è verificata un'esplosione che ha interessato una garitta di osservazione installata nei pressi della linea di tiro del poligono, coinvolgendo tre militari dell'Arma dei Carabinieri appartenenti al Police Speciality Training Team (PSTT).
A seguito dell'esplosione, il Carabiniere Scelto Manuele Braj, trentenne di Galatina (Le), effettivo al 13° Reggimento 'Friuli-Venezia Giulia' è deceduto sul colpo. Braj lascia la moglie, 28enne, e il figlio di 8 mesi.
Gli altri due militari dell'Arma - il maresciallo capo Dario Cristinelli, 37enne di Lovere (Bergamo) e il carabiniere scelto Emiliano Asta, 29enne di Alcamo in provincia di Trapani - sono rimasti feriti alle gambe e sono stati trasportati in elicottero presso l'ospedale militare americano (Role 2) di Shindand, dove sono ricoverati non in pericolo di vita.
La zona dell'esplosione è stata isolata per permettere i rilievi di rito e la ricostruzione della dinamica.
Il "vile attentato" ad Adraskan costato la vita a un carabiniere e il ferimento di due soldati italiani è "una notizia tristissima". E' il messaggio di cordoglio del ministro degli Esteri Giulio Terzi, a margine del Consiglio Ue affari esteri a Lussemburgo. "Abbiamo perso un giovane e valoroso italiano impegnato a costruire un futuro più sicuro per i nostri figli e un Afghanistan in cui gli afghani possano decidere del loro futuro", ha sottolineato il ministro, esprimendo la sua vicinanza ai familiari della vittima, a cui va il suo cordoglio più profondo, e ai due militari rimasti feriti.

(Fonte Adnkronos)

Brindisi, ordigni esplodono a scuola: morta studentessa di 16 anni


BRINDISI. (19/05/2012) Una ragazza di sedici anni, Melissa Bassi, dilaniata dallo scoppio di un ordigno, una seconda, Veronica Capodieci, in gravissime condizioni, tre giovani con ustioni su tutto il corpo, due delle quali in gravi condizioni (una probabilmente perderà gli arti inferiori), altre cinque persone colpite in maniera meno grave: è il bilancio, orrendo, di un attentato compiuto dinanzi ad una scuola brindisina, l'Istituto Professionale di Stato per i Servizi Sociali 'Francesca Laura Morvillo Falcone' di Brindisi, che conta 600 alunni.
Le persone in condizioni meno gravi sono tre studenti che vengono soccorsi in ospedale per forti manifestazioni da ansia e due passanti che vengono curati perché colpiti da otalgie a causa dello scoppio. Un attentato, quello di stamattina a Brindisi, diretto contro la scuola, secondo i primi accertamenti degli investigatori. Si sarebbe trattato di un ordigno confezionato artigianalmente con un innesco collegato a due bombole di gas. Le tre bombole di gas, probabilmente collocate anche ad un timer, erano state collocate su un muretto vicino ad un cancello secondario della scuola Morvillo Falcone di Brindisi.
L'esplosione ha coinvolto alcune studentesse che erano appena scese da un autobus urbano e stavano raggiungendo l'edificio scolastico. Non a caso è il preside della scuola che dà fiato al tremendo timore e orrore che serpeggia nelle teste di tutti, via via che si delineano i particolari dell'attentato: "'E' stato fatto per uccidere: a quell'ora - dice Angelo Rampino - le ragazze entravano, proprio a quell'ora. Fosse accaduto alle 7,30 non ci sarebbe stata nessuna conseguenza".
D'altro canto, ha rilevato poco dopo l'attentato il neosindaco, Mimmo Consales (in carica da una settimana), sono troppe le "coincidenze" perché il pensiero non corra subito ad un attentato mafioso di forte valenza simbolica: è stato colpito l'istituto intitolato alla moglie di Giovanni Falcone, a pochi giorni dal ventesimo anniversario della strage di Capaci, e nel giorno dell'arrivo a Brindisi della Carovana antimafia. E' stata inoltre colpita la scuola, gli studenti, i giovani, proprio i giovani che dalla Sicilia alla Calabria alla Puglia hanno costituito l'elemento più forte di rifiuto della cultura mafiosa di guerra e di morte. All'ospedale 'Perrino', è morta Melissa Bassi, 16 anni.
E' invece viva Veronica Capodieci, anche lei di 16 anni, che sembrava essere la seconda vittima dell'attentato, secondo informazioni fornite dalla polizia nei primi, concitati momenti subito dopo l'esplosione. Per la direzione sanitaria dell' ospedale, le condizioni di Veronica rimangono gravissime ma sono stabili. Entrambe le ragazze sono di Mesagne (Brindisi). Degli altri feriti, due soli hanno ferite di lieve entità e se la caveranno - pare - con poco. Gli altri - a quanto si apprende - avrebbero riportato ustioni almeno del 40%, e uno di loro avrebbe subito fratture e gravissimi danni agli arti inferiori.

A Brindisi è arrivato il procuratore della distrettuale antimafia di Lecce, Cataldo Motta, per tenere nella Procura di Brindisi con le forze di polizia una riunione per le strategie di indagine sull'attentato. Vi parteciperà anche il vicecapo della polizia, Francesco Cirillo.

IL PRESIDENTE DELL'ASSOCIAZIONE NAZIONALE "LE VITTIME DEL DOVERE D'ITALIA Cav. Andrea Fasanella, si è recato a Brindisi, subito dopo l'accaduto, per esprimere il suo profondo dolore per la perdita della giovane vita di Melissa Bassi stroncata dal barbaro attentato e  stringendosi con affettuosa solidarietà ai famigliari. Qualunque sia la matrice, ha detto, - "I figli non si toccano".

Il 9 maggio al Quirinale il Giorno della Memoria delle vittime del terrorismo


Si celebra oggi al Quirinale il Giorno della Memoria dedicato alle vittime del terrorismo e delle stragi di tale matrice. Alla celebrazione - preceduta dalla deposizione di una corona di fiori in via Caetani davanti alla lapide che ricorda il sacrificio dell'on. Aldo Moro - partecipano le Associazioni e numerosi familiari di vittime di atti di terrorismo.

La cerimonia, condotta dalla giornalista Silvia Giralucci, figlia di Graziano ucciso insieme a Giuseppe Mazzola dalle Brigate Rosse nel 1974 nella sede del Msi a Padova, è caratterizzata dalle testimonianze di Nicola Simone, Vice capo della Digos, Medaglia d'oro al Valor Civile, vittima nel 1982 a Roma di un tentativo di sequestro da parte delle Brigate Rosse nel quale rimase ferito; del colonnello Paolo Galvaligi, figlio del generale Enrico Riziero Galvaligi, Medaglia d'oro al Valor Civile, ucciso dalle Brigate Rosse nel 1980 a Roma; e di Giampaolo Zancan, in rappresentanza dell'Ordine degli Avvocati, per ricordare Fulvio Croce, il Presidente dell'Ordine degli Avvocati di Torino, ucciso dalle Brigate Rosse nel 1977 per aver accettato la difesa d'ufficio dei terroristi consentendo così l'avvio dei processi.

Prendono la parola anche alcuni giovani autori del libro "A onor del vero. Piazza Fontana. E la vita dopo", e Piergiorgio Vittorini, legale di parte civile al processo di Piazza della Loggia e promotore del progetto "Memoriale per le Vittime del terrorismo e della violenza politica". Interviene, quindi, lo storico e scrittore Miguel Gotor.

1° Giornata Nazionale delle Vittime del Dovere d’Italia
Mercoledì 9 maggio conferenza di presentazione


Mercoledì 9 maggio, in occasione del “Giorno della memoria delle vittime del terrorismo e delle stragi”, il chiostro comunale “F.P Fiorentino” ospiterà la conferenza di presentazione del 1° Raduno Nazionale delle Vittime del Dovere d’Italia, della Criminialità e del Terrorismo, manifestazione che si terrà a San Giovanni Rotondo il prossimo 26 maggio. Da sottolineare come il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano abbia insignito l’evento con una “Medaglia di Rappresentanza”, in onore di tutte quelle persone che hanno sacrificato la loro vita per la Patria.

La giornata del 9 maggio è stata ufficialmente istituita con la legge n. 56 del 4 maggio 2007 “al fine di ricordare tutte le vittime del terrorismo e delle stragi di tale matrice”. Una data particolare e ricca di significati, perché il 9 maggio del 1978 fu ritrovato il corpo di Aldo Moro, barbaramente ucciso dalle Brigate Rosse.

A portare la testimonianza delle vittime del terrorismo ci saranno il cav. Andrea Fasanella, Presidente dell’Associazione Vittime del Dovere d’Italia, ferito il 25 gennaio 1999 dalla criminalità organizzata; Antonio Altavilla, ferito nella strage di Nassiriya (Iraq) il 12 novembre del 2003; Nicolò De Trizio, padre del Maresciallo dei Carabinieri rimasto ucciso nella strage di Nassiriya.

Ad aprire il lavori ci sarà il Sindaco Luigi Pompilio, il quale ha voluto fortemente che questo 1° raduno delle Vittime del Dovere si svolgesse proprio a San Giovanni, città dell’Accoglienza e della Riconciliazione tra i popoli.

L’incontro si terrà alle ore 10.30 e vedrà la partecipazione delle scolaresche della città, affinché l’esempio di queste persone funga da monito per le future generazioni.



La vittima è il sergente Michele Silvestri. Era sposato e aveva un figlio
Afghanistan, attacco a una base italiana nel Gulistan: un militare morto e cinque feriti


Roma, 24 mar. (Adnkronos) - Un militare italiano è morto ed altri cinque sono rimasti feriti in conseguenza di un attacco ad una base del contingente italiano nel Gulistan, in Afghanistan.
A perdere la vita nell'attacco, scrive il capo di Stato maggiore della Difesa, Claudio Graziano, in una nota di cordoglio alla famiglia e di auguri di guarigione agli altri militari, è stato il sergente Michele Silvestri. Nato a Monte di Procida nel napoletano il 17 maggio 1978, era effettivo al 21 reggimento genio guastatori di Caserta. Era sposato e aveva un figlio. La moglie, Nunzia Carannante, è stata colta da malore alla notizia della morte del marito, mentre papà Antonio ha detto tra le lacrime: "Non ce lo meritavamo".
"Se ne è andata una parte di me" ha detto all'Adnkronos Antonio Coppola, amico e coetaneo del sergente Silvestri di cui ricorda l'amore per l'esercito: per questo motivo lo abbiamo perso, amava il suo lavoro e la pace". Tra le lacrime il ragazzo ricorda la sua passione per lo sport e in particolar modo per la corsa. "Michele correva sempre, appena tornava a Monte di Procida, metteva le scarpette e correva per le strade del paese". Poi, Antonio Coppola racconta della passione anche per il calcio e per la Juventus. Poi, l'ultimo ricordo del generoso sergente: "Prima di partire mi ha abbracciato e mi ha regalato un paio di anfibi. E' tutto quello che mi resta di lui".
"Era il ritratto della forza, pieno di salute". Con queste parole lo ha voluto ricordare il sindaco di Monte di Procida Francesco Paolo Iannuzzi. Silvestri, racconta il primo cittadino all'ADNKRONOS, "ha sempre voluto fare il militare". Per Monte di Procida sarà lutto cittadino.
L'attacco, sottolinea lo Stato Maggiore della Difesa, è stato condotto ''con colpi di mortaio'' alle 18 locali (in Italia 14.30), contro la Fob (Forward Operative Base) 'Ice' in Gulistan, nel settore Sud-Est dell'area di responsabilità italiana, assegnata alla Task Force South-East, su base del 1° Reggimento Bersaglieri.
Il personale ferito ''è stato subito soccorso e trasferito in elicottero all'ospedale militare da campo della Coalizione più vicino''. Uno dei due feriti considerati "in condizioni molto serie" dalle strutture militari italiani è una ragazza. E' quanto si viene a sapere dal comando italiano di Herat in Afghanistan.
Cordoglio viene espresso dalle più alte cariche dello Stato e da tutte le forze politiche. Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, appresa con profonda commozione la notizia del grave attacco terroristico in cui ha perso la vita il sergente Michele Silvestri - si legge in una nota del Quirinale - ha inviato alla moglie e al figlio un messaggio in cui, nel farsi interprete del profondo cordoglio del Paese, esprime i sentimenti della sua affettuosa vicinanza e della più sincera partecipazione al loro grande dolore.
L'Idv chiede che il governo riferisca in Aula e il ritiro del contingente. "Chiediamo al governo di venire subito in Aula a riferire'', ha detto il presidente dell'Idv Antonio Di Pietro. "Non ci vengano a dire che quando ci scappa il morto bisogna stare in silenzio, mettiamo fine a questa ipocrisia - ha aggiunto Di Pietro -. L'Idv ha sempre chiesto, e oggi lo ribadisce a gran voce, che si ponga fine a tale martirio. Siamo in guerra, una guerra che non ci appartiene, vietata dalla Costituzione italiana". ''Una volta per tutte - è la sua richiesta -: basta con questa violenza e si ritiri immediatamente il nostro contingente".
Il capogruppo del Pd al Senato Anna Finocchiaro, nell'esprimere il ''cordoglio alla famiglia del soldato ucciso e vicinanza ai suoi colleghi feriti'' e ''rinnovando il profondo rispetto per il delicato ruolo svolto dal nostro contingente all'interno della missione Isaf'', ritiene ''necessario e urgente che il governo riferisca al più presto in Parlamento''.

"E' la visione europea che ci permette di superare ogni tentazione di derive nazionalistiche, di far convivere etnie, lingue, culture e di guardare insieme con fiducia al futuro"


(10/02/2012) "Desidero anzitutto rinnovare il profondo sentimento di vicinanza e di solidarietà mio personale e delle Istituzioni repubblicane ai famigliari - che sono con noi oggi - delle vittime delle orrende stragi delle foibe e ai rappresentanti delle Associazioni che coltivano la memoria di quella tragedia e dell'esodo di intere popolazioni". Lo ha detto il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, nel discorso celebrativo del Giorno del Ricordo al Quirinale.
"Impegnarsi- ha sottolineato il Capo dello Stato - è stato giusto e importante. Si è posto fine a 'ogni residua congiura del silenzio - come già dissi lo scorso anno - a ogni forma di rimozione diplomatica o di ingiustificabile dimenticanza rispetto a così tragiche esperienze'". E il Capo dello Stato ha richiamato l'incontro dello scorso anno a Zagabria e poi a Pola con il Presidente croato, conclusosi con una dichiarazione congiunta che afferma: "In ciascuno dei nostri Paesi coltiviamo come è giusto la memoria delle sofferenze vissute e delle vittime e siamo vicini al dolore dei sopravvissuti a quelle sanguinose vicende del passato. Nel perdonarci reciprocamente il male commesso, volgiamo il nostro sguardo all'avvenire che con il decisivo apporto delle generazioni più giovani vogliamo e possiamo edificare in un'Europa sempre più rappresentativa delle sue molteplici tradizioni e sempre più saldamente integrata dinanzi alle nuove sfide della globalizzazione".
Il Presidente Napolitano ha quindi colto la suggestione del Prof. Pupo che "ci invita ad affrontare quella che ha definito la 'parabola drammatica dell'italianità adriatica' all'interno di una visione storica più larga, che ci consenta di penetrare in tutta la loro complessità le contrapposizioni e lacerazioni che le nostre aree di confine hanno vissuto nella fase conclusiva della II Guerra mondiale e subito dopo. E tra i drammi di quel tormento storico ci furono perfino conflitti, che ebbero un costo atroce di vite umane, tra le formazioni partigiane che combatterono dalla stessa parte contro il nazifascismo. Si, serve ricordare anche per ripensare a tutti i fatali errori al fine di non ripeterli mai più".
"In questa prospettiva e con questi sentimenti - ha annunciato il Capo dello Stato - è mia intenzione, in una prossima già programmata visita in Friuli, rendere omaggio alle vittime dell'eccidio di Porzûs".
Il Presidente ha voluto anche ringraziare per la loro presenza a Roma, in occasione delle celebrazioni del 150° anniversario dell'Unità d'Italia, i Presidenti della Slovenia e della Croazia "che hanno voluto così testimoniare la loro amicizia per il nostro paese e la loro adesione ai princîpi e valori democratici su cui poggia la costruzione europea. E' la visione europea che ci permette di superare ogni tentazione di derive nazionalistiche, di far convivere etnie, lingue, culture e di guardare insieme con fiducia al futuro. E' in Europa che dobbiamo trovare nuovi stimoli, facendo leva anche sulle minoranze che risiedono all'interno dei nostri Paesi e che costituiscono nello stesso tempo una ricchezza da tutelare, un'opportunità da comprendere e cogliere fino in fondo.Lo dobbiamo tanto alle generazioni che hanno sofferto nel passato quanto alle nuove, cui siamo in grado di prospettare società più giuste e più solidali, capaci di autentica coesione perché nutrite di senso della storia, ricche di una travagliata e intensa esperienza di riconciliazione e di un nuovo impegno di reciproco riconoscimento".

(Fonte Quirinale)

Afghanistan, esplode un ordigno:
feriti lievemente cinque militari italiani


(26 ottobre 2011) (Adnkronos) Cinque militari italiani sono rimasti lievemente feriti dopo l'espolosione di un ordigno (Ied) verificatasi a circa dieci chilometri dalla Forward Operating Base (Fob) Tobruk, nel distretto di Bala Baluk, nella provincia di Farah, in Afghanistan. I militari - riferisce una nota dello Stato Maggiore della Difesa - hanno riportato leggere ferite da traumi da contusione e shock che non destano preoccupazione.
L'esplosione è avvenuta durante un'operazione di normale controllo del territorio, alle ore 18.30 circa (le 16.00 in Italia), quando un Vtlm Lince, della Task Force South, su base 152° Reggimento ''Sassari'', è stato oggetto di un'esplosione di un Improvised Esplosive Devices (Ied).

Sul luogo dell'incidente è intervenuto immediatamente un team Iedd (assetto composto da personale specializzato nel riconoscimento e nella bonifica di ordigni esplosivi) - conclude la nota - per condurre gli accertamenti di rito tesi ad individuare la natura e l'origine dell'esplosione.

Assunti dalla Regione due siracusani,
figli di vittime della criminalità mafiosa


(Mercoledì 14 Settembre 2011) Palermo - E’ stato firmato stamattina, in I Commissione legislativa Affari Istituzionali dell’Ars, presieduta dall’on. Vincenzo Vinciullo, il provvedimento che riconosce a due giovani siracusani, figli di un poliziotto ferito nel corso di un’azione di contrasto alla criminalità organizzata, il diritto di essere assunti nei ranghi della pubblica amministrazione.
Erano presenti l’assessore alla famiglia ed alle autonomie locali, Caterina Chinnici, il direttore generale dell’assessorato, Giovanni Bologna e la funzionaria dottoressa Genova.
“Dare ai familiari delle vittime della criminalità il meritato riconoscimento – ha commentato Vinciullo – è un segnale importantissimo di gratitudine verso chi ha sacrificato la propria vita o ha subito gravi ferite per difendere il diritto e la legalità.
Plaudo alla sensibilità dell’assessore Chinnici, icona della lotta alla Mafia, e all’efficienza dei funzionari del Dipartimento che, in tempi brevissimi, hanno esitato questo provvedimento da me fortemente caldeggiato in un contesto più generale che mira a modificare ed ottimizzare le leggi regionali vigenti in questo ambito”.
“Anche se le ferite si rimarginano resta nelle persone e nelle famiglie colpite dalla criminalità mafiosa il trauma psicologico ed il danno morale che viene attenuato soltanto dalla certezza di non essere lasciati soli dalla società civile e dalle Istituzioni”.
Con queste parole l’assessore Caterina Chinnici ha accompagnato la firma del provvedimento e ha riconosciuto il lavoro svolto dalla I Commissione a tutela dei diritti dei siciliani.

DIRITTO AL LAVORO

L'Associazione Nazionale Onlus "Le vittime del Dovere d'Italia" apprende con soddisfazione dalla stampa che la Regione Sicilia ha assunto altri due giovani ragazzi nella propria Amministrazione, figli di un nostro associato Vittima del Dovere e della Criminalità.
L'ulteriore assunzione dei quest'ultimi due giovani vuole essere un segnale positivo che le Amministrazioni dello Stato o Enti Locali non hanno dimenticano le proprie Vittime e le loro famiglie.
Come Associazione delle Vittime stiamo riscontrando sempre più frequentemente segnali positivi e concreti in favore di chi ha messo al primo posto la legalità e la giustizia mettendo a rischio la propria vita di cui molti purtroppo sono caduti sull'altare della Patria per la libertà e la democrazia.
Ai due nostri figli di sani principi facciamo i nostri migliori auguri di buon lavoro e una vita più serena.
L'Associazione Nazionale Onlus "Le Vittime del Dovere d'Italia" auspica che il percorso intrapreso dalla Regione Sicilia possa essere d'esempio a tutte le Regioni d'Italia, Province e Comuni compresi, ad attivarsi e disporre l'assunzione per chiamata diretta delle Vittime e familiari tenendo conto della leggi 68/99 e 407/98 ed altre ad esse collegate e riservate.

IL PRESIDENTE  NAZ. DelL'ASSOCIAZIONE
"Le vittime del Dovere d'Italia"

Colosseo illuminato domenica sera in ricordo vittime dell'11 Settembre



(09 settembre 2011) In occasione del decimo anniversario, il Colosseo sara' illuminato domenica sera per rendere omaggio alle vittime degli attentati dell'11 settembre. L'iniziativa del Comune di Roma ''per testimoniare il coraggio e la volontà di rinascita del popolo americano, simboleggiata nella ricostruzione delle Torri gemelle del World Trade Center'', si legge in una nota.

''Il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, invita i cittadini a rivolgere un pensiero a quanti hanno perso la vita e a quanti sono sopravvissuti alla tragedia - prosegue il comunicato -. L'invito al raccoglimento è previsto alle ore 14.46 ora italiana, le ore 8.46 di New York, di domenica 11 settembre, quando il primo aereo colpì la torre nord del Wtc''.

Afghanistan, quattro militari italiani feriti in una esplosione vicino Herat


Roma, 4 ago. (Adnkronos/Ign) - Quattro militari italiani della Task Force Center sono rimasti feriti a seguito dell'esplosione di un ordigno improvvisato (Ied), a circa 10 km a sud dell'aeroporto di Herat, in Afghanistan. Lo confermano all'Adnkronos fonti della Difesa.
''Alle 12.19 (ora locale) -spiega una nota dello Stato Maggiore della Difesa- quattro militari italiani, a bordo del loro veicolo (VTLM 'Lince'), sono rimasti feriti a causa dell'esplosione di un ordigno al loro passaggio durante un'attività pianificata nel villaggio di Siah Vashian (Distretto di Herat). I militari, appartenenti alla Task Force Center su base 11° reggimento Bersaglieri, non versano in pericolo di vita''.
I militari italiani, aggiungono fonti delle Difesa, hanno riportato "ferite agli arti inferiori".

(Fonte Adnkronos)

Parà italiano ucciso in Afghanistan Due feriti, uno è in pericolo di vita


Roma, 25 luglio 2011  - Terza vittima italiana in un mese in Afghanistan, la 41esima dall'inizio della missione. Dopo Gaetano Tuccillo, morto il 2 luglio, e Roberto Marchini, ucciso il 12, questa mattina il Primo Caporal Maggiore David Tobini ha perso la vita nel corso di uno scontro a fuoco avvenuto nella zona a nord ovest della valle di Bala Murghab, nella parte occidentale del Paese. Lo rende noto lo Stato Maggiore della Difesa precisando che "il militare stava partecipando ad una attività congiunta con forze afgane".
''Alle 4.15 di questa mattina, ora italiana, mentre i nostri militari stavano effettuando un'operazione di rastrellamento a Bala Mughrab per cercare armi e in particolare ordigni, sono stati oggetto di un attacco da parte degli insurgents'' ha detto il ministro della Difesa Ignazio La Russa spiegando le dinamiche dell'attacco.
Altri due militari sono rimasti feriti: si tratta di Simone D'Orazio e Francesco Arena. ''Il primo non è fuori pericolo di vita perché è in gravi condizioni. Arena invece non è in pericolo di vita", ha detto il ministro.
Tobini, nato a Roma il 23 luglio 1983, era in forza al 183esimo reggimento paracadutisti 'Nembo' di Pistoia.
Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha espresso "profonda commozione" per la morte di David Tobini, caduto mentre assolveva "con onore" la missione Isaf in Afghanistan.

(Fonte Adnkronos)

Afghanistan, morto un militare italiano


(12 luglio 2011) Un militare italiano è morto oggi in Afghanistan in seguito all'esplosione di un ordigno esploso a circa 3 chilometri a ovest della Forward Operating Base 'Lavaredo', nel distretto di Bakwa (provincia di Farah).
La vittima è il primo caporal maggiore Roberto Marchini, di Viterbo, classe 1983: apparteneva all'Ottavo reggimento Genio guastatori della Folgore di stanza a Legnago, in provincia di Verona.

Sul luogo dell'esplosione sono ora in corso i rilievi tecnici volti a chiarire la dinamica della deflagrazione dell'ordigno. Tra le ipotesi allo studio, l'esplosione di una mina a pressione o anche quella che contempla la possibilità di una bomba attivata con un comando a distanza. L'ordigno è esploso mentre Marchini era impegnato in un'attività di ricognizione. In precedenza erano state localizzate altre tre mine pronte ad esplodere.

L'attentato, dice all'Adnkronos il portavoce del contingente italiano, maggiore Marco Amoriello, ''è l'ulteriore dimostrazione dell'incapacità degli 'insurgents' di sostenere uno scontro aperto. Mentre progressivamente si consolidano la stabilizzazione e il processo di transizione, scelgono così di colpire in questo modo. Ma ogni giorno sono decine gli ordigni ritrovati e neutralizzati dai militari italiani, impegnati in un lavoro quotidiano che è innanzi tutto a salvaguardia della popolazione civile''.

Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, appresa ''con profonda commozione la tragica notizia'' della scomparsa di Roberto Marchini, caduto in Afghanistan mentre ''assolveva con onore'' il proprio compito nell'ambito della missione Isaf, ha espresso ai familiari, in questa tristissima circostanza, la gratitudine e il profondo cordoglio del Paese e i sentimenti della sua sincera partecipazione al loro grande dolore.

''Esprimiamo il nostro dolore per la perdita del caporal maggiore Roberto Marchini in Afghanistan e siamo vicini alla sua famiglia. Rinnoviamo ancora ai militari italiani impegnati in tutte le missioni di pace la gratitudine del Paese'', dichiara il premier Sivio Berlusconi.

"Il pieno sostegno e la più sentita vicinanza al contingente italiano impegnato in Afghanistan", arriva dal presidente della Camera Gianfranco Fini. Mentre ''bisogna stringersi senza inutili polemiche attorno alla famiglia del caporal maggiore Marchini e a tutti i suoi commilitoni'', per il ministro della Difesa, Ignazio La Russa. ''E' il momento del dolore e della coesione'', aggiunge.

"E' sempre più drammatica la contabilità della missione italiana in Afghanistan. Un'altra morte dentro questa insensata strage, che colpisce un coraggioso militare in servizio nella nostra regione - sottolinea il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia - Ancora una volta piangiamo un giovane uomo strappato al futuro, alla sua famiglia, alle sue legittime aspirazioni. E ancora una volta sfugge il motivo di questo dramma.

"Un altro italiano morto in Afghanistan. E' diventata una 'seconda' notizia, una sorta di routine. E' la 40a vittima da quando i militari italiani sono lì. Quella sporca guerra, spacciata per anni per missione di pace, continua quasi per inerzia, senza che si capisca perché siamo lì a uccidere civili afgani e a farci uccidere. Alla famiglia del caporal maggiore Roberto Marchini, a tutti i suoi cari, va la solidarietà e il cordoglio profondo mio e del mio partito", scrive Oliviero Diliberto, segretario nazionale del Pdci-Federazione della Sinistra.

Nei pressi del villaggio di Caghaz, 16 chilometri ad ovest di Bakwa
Esplode ordigno in Afghanistan, ucciso un militare italiano


(02 luglio 2011) Un'altra vittima tra i militari italiani in Afghanistan. E' accaduto questa mattina nei pressi del villaggio di Caghaz, 16 chilometri ad Ovest di Bakwa, nel distretto di Farah, quando un mezzo italiano è rimasto coinvolto dall'esplosione di un ordigno posizionato lungo la strada. A perdere la vita il caporal maggiore scelto Gaetano Tuccillo, originario di Palma Campania (Napoli). Tuccillo apparteneva al battaglione logistico Ariete di Maniago (Pordenone).
Un altro militare italiano è rimasto ferito ad una gamba in conseguenza dell'esplosione. Dallo Stato maggiore della Difesa precisano che non è in pericolo di vita. ''Il mezzo su cui i militari viaggiavano - rilevano allo Stato maggiore - era un autocarro pesante che faceva parte dell'aliquota logistica. Il veicolo stava rientrando da un'attività di ricognizione congiunta con l'esercito afghano''.
Il militare ferito, effettivo al 186° Reggimento Folgore di Siena, è stato trasportato in elicottero presso l'ospedale da campo Usa di Farah. Ha informato direttamente i propri familiari, rassicurandoli sulle sue condizioni di salute.
Con la morte del caporal maggiore scelto Tuccillo sale a 39 il bilancio complessivo delle vittime italiane nel corso della missione Isaf in Afghanistan.
L'ultimo tragico episodio risaliva al 4 giugno scorso, quando il tenente colonnello dei carabinieri Cristiano Congiu, intervenuto per difendere una donna americana, venne ucciso a colpi d'arma da fuoco mentre si trovava in una località della Valle del Panshir.
La salma di Tuccillo rientrerà in Italia lunedì prossimo, martedì si svolgeranno i funerali.

Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, si legge in un comunicato, appresa con profonda commozione la notizia del grave attentato in cui ha perso la vita il caporal maggiore scelto Gaetano Tuccillo, mentre assolveva i propri compiti operativi nell'ambito della missione Isaf in Afghanistan, rendendosi interprete del profondo cordoglio del Paese ha espresso alla moglie, signora Evelien Dwars, i sentimenti della affettuosa vicinanza e della più sincera partecipazione al suo grande dolore.
Nella tragica circostanza, il capo dello Stato ha altresì chiesto al capo di stato maggiore della Difesa, generale Biagio Abrate, di rappresentare alle Forze armate e in particolare all'Esercito i suoi sentimenti di cordoglio, di commossa solidarietà e di intensa partecipazione. Il presidente Napolitano ha anche chiesto al generale Abrate di far pervenire il suo incoraggiamento e un affettuoso augurio al militare rimasto ferito nell'attacco.

Cordoglio per la morte del militare italiano ha espresso tutto il mondo politico e istituzionale. Il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, ha annunciato che a fine anno o all'inizio del prossimo comincerà il graduale rientro dei nostri militari dall'Afghanistan. ''Questi pericoli - ha detto La Russa - purtroppo ci sono e continueranno a esserci, ma contemporaneamente abbiamo la consapevolezza che il lavoro che i militari hanno svolto è molto avanzato e quindi contiamo di poter rispettare i tempi e cominciare già dalla fine di quest'anno o dall'inizio dell'altro a fare rientrare gradualmente i primi soldati italiani e poi concludere entro il 2014 la fase di trasferimento al legittimo governo afghano dei poteri non solo politici ma anche militari''.

Battisti/ Il Quirinale esprime "incomprensione e dolore"


(Giovedí 09.06.2011) Silenzio assoluto, quasi una cappa di gelo: la notizia che il "terrorista Battisti" non sarebbe stato estradato in Italia e' stata accolta cosi', la notte scorsa. Ma per prassi, al Quirinale, in casi come questi si rimanda ai precedenti, e questi sono molto espliciti per capire lo stato d'animo del Colle. Uno stato d'animo sintetizzabile con due parole: "incomprensione" e "dolore". Incomprensione per una scelta che non ha fondamento di alcun tipo se non sull'assunto quasi offensivo che in Italia lo stato di diritto non sia pieno. Dolore per le vittime del terrorismo ed i loro familiari. Anche perche' piu' di una volta, in passato, Giorgio Napolitano si e' speso in prima persona per una soluzione diversa di una questione che, sia detto per inciso, aveva rischiato di sfociare in un incidente diplomatico ancora pochi giorni fa, in occasione delle celebrazioni del 2 Giugno a Roma. Il Brasile, fino all'ultimo momento, aveva tenuto la propria delegazione al piu' basso rango possibile, quello di ambasciatore, e solo poche ore prima dell'arrivo degli illustri ospiti che avrebbero dovuto assistere alla parata militare e brindare con il Presidente della Repubblica era giunta la notizia che Brasilia avrebbe mandato il suo ministro degli esteri. Per chiarezza: il minimo indispensabile per non far dore che l'invito era stato snobbato. Infatti gli italiani avevano fatto sapere che avrebbero accettato solo i capi di stato oppure i capi di governo, i loro vice o i ministri degli esteri. Per capire: lo stesso Giappone, alle prese con la ricostruzione post-sisma aveva chiesto di mandare, per motivi di agenda, il ministro della cultura, e Roma aveva risposto che a quel punto avrebbe fatto l'ambasciatore nipponico accreditato presso il Quirinale.

Insomma, la freddezza con il Brasile era gia' palpabile una settimana fa, presagio attendibile delle decisioni di stanotte, che giungono come piu' di una doccia fredda. Napolitano, nel tempo, ha fatto del caso Battisti una delle cifre del suo settennato. Lo scorso dicembre, di fronte ad un primo no, affido' il suo disappunto ad una nota ufficiale. "La decisione del Presidente Lula ha suscitato in me profonda delusione, amarezza e contrarieta'" disse pubblicamente. "Gli avevo scritto nel gennaio 2009, illustrandogli ampiamente le circostanze di fatto, e gli argomenti giuridici e politici, che chiaramente militavano per la concessione dell'estradizione di Cesare Battisti; gli riproposi tutti i termini della questione incontrandolo a L'Aquila in occasione del G8 e ricavai da quell'incontro motivi di fiducia nella comprensione, da parte brasiliana, delle ragioni dell'Italia", aggiunse, "A maggior ragione, mi appare incomprensibile la decisione, le cui motivazioni appaiono tanto infondate quanto insensibili alle garanzie dell'ordinamento giuridico e alla tradizione democratica del nostro paese. Non mi resta che confidare in una seria considerazione, nelle competenti sedi brasiliane, delle nuove istanze che saranno prodotte dalle autorita' italiane ; e rivolgere un pensiero addolorato alle vittime dei crimini di Battisti come di tutte le vittime del terrorismo".

Proprio di fronte ai parenti delle vittime del terrorismo, ancora il 9 maggio scorso smonto' l'affermazione alla base delle teorie giuridiche contrarie alla messa in liberta' del terrorista, vale a dire che in Italia lo stato di diritto godrebbe di sovranita' limitata. Ricordando gli Anni di Piombo, il Capo dello Stato disse: "Sul fronte della giustizia la battaglia fu vinta - ecco il come piu' importante - in nome e nel rispetto della Costituzione e dello Stato di diritto, retaggio prezioso e irrinunciabile della lotta antifascista e della Resistenza". Poi, con chiaro riferimento a qualche giurista d'Oltreoceano: "Impressiona veder rievocate le teorizzazioni giustificazioniste del brigatismo rosso e le polemiche diffamatorie e ostili nei confronti delle istituzioni democratiche italiane e dei loro comportamenti. Un qualificato giurista francese che smonta quelle teorizzazioni e quelle polemiche come prive di plausibilita' giuridica, e che mostra come le misure di emergenza adottate dal Parlamento e attuate dalle autorita' del nostro paese furono 'proporzionate al pericolo istituzionale esistente', non travolsero le garanzie fondamentali sancite dalla Costituzione, non implicarono una trasformazione del nostro Stato di diritto in Stato autoritario, essendo 'ragionevolmente' - come sanci' la Consulta nel 1982 - rivolte a proteggere l'ordine democratico e la sicurezza pubblica contro un pericolo estremo". E se qualcuno ancora avesse avuto ancora bisogno di afferrare il concetto, ecco la citazione diretta del caso Batisti: "Ecco quel che va argomentato e ancora ribadito nettamente e fermamente, di fronte a residui pregiudizi, a residue mistificazioni, che pesano, ad esempio, sul rapporto tra Brasile e Italia nella vicenda dell'estradizione, rimasta incomprensibilmente sospesa, del terrorista Battisti".
"Il terrorista Battisti", lo chiamo'. Come a voler ricordare che altri terroristi, prima di lui, anteponevano la definizione "il boia" al nome della vittima del loro ultimo attentato. Ma di questo, pare di capire al Quirinale, qualcuno non ha tenuto conto. Che delusione, che amarezza
Schiaffo all'Italia, il Brasile libera Battisti

"La decisione del tribunale supremo federale del Brasile non tiene conto delle legittime aspettative di giustizia del popolo italiano ed in particolare dei familiari delle vittime di Battisti".
Il presidente del Consiglio si ribella alla sentenza della corte brasiliana che ha deciso la scarcerazione dell'ex terrorista rosso.
Sulla stessa linea il ministro Frattini che annuncia: "Ci rivolgeremo alla Corte dell'Aja". Le date fondamentali del caso giudiziario: dalla fuga dalla Francia nel 2007 fino al carcere a Brasilia.

L'Associazione Nazionale "Le Vittime del Dovere d'Italia" che raggruppa moltissime vittime del dovere, della criminalità e del Terrorismo dello Stato Italiano non può accettare la decisione del tribunale supremo federale del Brasile: Tali decisioni sono contro i valori della vita e della legalità comune. Lo stato d'animo, l'incomprensione, il dolore delle vittime e familiari con questa decisione viene nuovamente ferito a morte.
E' fortemente traumatizzante e mortificante per le vittime, il solo parlare o nominare un nome di un assassino dopo aver ricevuta un'offesa così grande.
Pertanto rifiutando la decisione del tribunale supremo federale del Brasile, quest'Associazione condividendo lo stato d'animo delle vittime e quanto espresso dal Capo dello Stato Italiano Napolitano, dal Presidente del Consiglio, dal Ministro Frattini, condanna energicamente la decisione del tribunale supremo federale del Brasile e chiede allo Stato Italiano di perorare con estrema efficacia il tutto alla Corte dell'Aja .-

Per l'assassinio del carabiniere cinque arresti in Afghanistan


L'Associazione Nazionale Onlus "Le Vittime del Dovere d'Italia esprime cordoglio per la morte in Afghanistan del Tenente Colonnello Cristiano Congiu.

L'Ufficiale cinquantenne, di Roma, era in servizio presso l'ambasciata italiana a Kabul come esperto antidroga.
Fonti dell'Arma hanno precisato che si è trattato di un fatto di criminalità comune che non ha alcuna relazione con l'attività svolta  sul territorio da Congiu in Afghanistan.
Secondo una prima ricostruzione, infatti, l'Ufficiale è stato colpito da un colpo di arma da fuoco durante una lite con un gruppo di afgani nella valle del Panjshir.

(04.06.2011) KABUL - Cinque persone, tutte afghane, sono state arrestate per italiano Cristiano Congiu, avvenuto ieri in Afghanistan, nella regione del Panjshir.
Sul posto è atteso ora l'arrivo di quattro investigatori italiani, nell'ambito dell'indagine aperta sull'assassinio del militare, morto in un agguato tesogli dopo aver difeso una donna.
L'amica del carabiniere italiano sarebbe ora in custodia cautelare, allo scopo di acquisire nuovi elementi utili all'inchiesta.
Ancora non è stato comunicato quando la salma di Congiu sarà rimpatriata.
Contemporaneamente, altre undici persone sono state catturate in Afghanistan con l'accusa di essere coinvolte negli attacchi simultanei di lunedì scorso a Herat capoluogo dell'omonima provincia sud-occidentale, uno dei quali prese di mira Camp Vianini, la base italiana dove ha sede il Prt, il Provincial Reconstruction Team, provocando il ferimento di cinque militari italiani, uno dei quali in modo grave: lo ha reso noto il governatore locale, Daud Sabbah, secondo cui tra gli arrestati vi è "un uomo che fece detonare la bomba nel centro cittadino", che fu cioè autore del secondo attentato, nel quale l'obiettivo dei guerriglieri.
Un ulteriore sospetto, ha aggiunto Sabbah, è stato fermato perché avrebbe pianificato un prossimo assalto al consolato americano.
Il bilancio complessivo degli attacchi fu di cinque morti e 52 feriti, compresi i soldati italiani ed esclusi invece gli aggressori, tra i quali due kamikaze.

Attacco a caschi blu in Libano: feriti sei italiani, nessuna vittima


Beirut, 27 maggio 2011 - (Adnkronos) - E' di sei feriti, il bilancio dell'attentato contro una pattuglia italiana nei pressi di Sidone, in Libano. Contrariamente a quanto emerso in precedenza da fonti della Difesa, quindi, ''non si registrano morti in conseguenza dell'esplosione dell'ordigno fatto deflagrare al passaggio dell'autocolonna italiana. In serata anche il militare che aveva riportato le ferite più gravi è stato giudicato ''fuori pericolo'', secondo il medico dell'ospedale 'Hammud' dove sono stati trasferiti i militari. Gli altri cinque, ha confermato il medico nel suo ultimo bollettino, ''hanno riportato ferite non gravi''.
Erano quattro i veicoli del convoglio del contingente Unifil obiettivo dell'attentato. Secondo 'al-Arabiya' la deflagrazione e' stata molto potente e ha distrutto l'ultimo veicolo del convoglio e colpito il terzo. Secondo la tv di Hezbollah, al-Manar, l'esplosione ha centrato l'ultimo veicolo, su cui viaggiavano quattro militari.
In precedenza al-Arabiya aveva riferito di due soldati italiani uccisi e altri cinque feriti a causa di un'esplosione verificatasi nella zona di Sidone. Secondo la tv libanese Future News, l'esplosione sarebbe avvenuta nei pressi del fiume Awwali. Stando a fonti della sicurezza libanese, contattate dall'agenzia di stampa Dpa, la deflagrazione e' avvenuta vicino allo stadio di Sidone, a poco piu' di 40 chilometri a sud di Beirut. Secondo il sito di al-Manar, tv vicina al movimento sciita Hezbollah, nell'esplosione sarebbero rimasti feriti anche due civili libanesi.
"Al momento nessun gruppo ha rivendicato l'attentato" riferisce ad AKI-ADNKRONOS INTERNATIONAL il colonnello Lorenzo Cucciniello, rappresentate dell'Unifil a Beirut.
Gli internauti islamisti che frequentano i forum di al-Qaeda in Internet stanno esultando per l'attentato e si dicono convinti che ci sia la mano di terroristi a loro vicini dietro questo attacco. Subito dopo l'attentato, su uno dei forum piu' frequentati, 'al-Shumukh', e' apparsa la notizia dell'esplosione di un ordigno nel sud del Libano con messaggio dal titolo: "Un'esplosione ha scosso la citta' di Sidone". Oltre alle prime notizie sul numero delle vittime inserite da alcuni utenti, uno dei membri del forum, Abu Shahid Lubnani 00, mostra di avere notizie di prima mano sull'attentato e di essere libanese. In un primo post afferma che "l'attentato e' avvenuto su un ponte che si trova poco fuori Sidone, lungo l'autostrada, ci sono delle vittime tra i soldati crociati. Sono stati usati 10 chili di esplosivo". E mente gli altri utenti esultano scrivendo "Allah e' grande" ed elogiano l'operato dei presunti terroristi di al-Qaeda, lui inserisce nuove informazioni con un commento e una minaccia: "E' stata presa di mira un'unita' italiana, che vadano all'inferno e ci restino per sempre. O adoratori della croce, questo e' solo l'inizio". Successivamente sempre questo utente scrive: "Le forze di sicurezza impediscono a chiunque di avvicinarsi al luogo dell'attentato, mentre la Croce Rossa porta i feriti nell'ospedale di Sidone. Le forze Unifil sono in uno stato di terrore in tutta la zona, mentre la sicurezza sta perlustrando l'area intorno al luogo dell'attentato". Leggendo gli altri post, circa una trentina scritti nella prima ora dopo la deflagrazione, si evince che tutti i membri dei forum jihadisti sono convinti che ad eseguire l'attentato siano stati uomini che fanno riferimento all'ideologia di al-Qaeda.
L'esplosione di questo pomeriggio e' avvenuta nel giorno in cui in Libano i caschi blu hanno partecipato a una cerimonia al quartier generale di Naqura in vista della Giornata internazionale dei peacekeeper delle Nazioni Unite. La Giornata, per ricordare i soldati morti in missione, viene celebrata ogni anno il 29 maggio. Dal 1978 (Unifil e' stata creata con la risoluzione 425 del Consiglio di Sicurezza Onu il 19 marzo di quell'anno) e fino alla notizia dell'esplosione odierna a Sidone, almeno 292 i soldati di Unifil morti in servizio.
L'unico precedente di nostri militari morti in Libano risale al 6 agosto 1997 quando durante un volo di addestramento notturno, un elicottero AB205 cadde al suolo a causa dell'improvviso peggioramento delle condizioni meteorologiche, provocando la morte dei Capitani dell'Esercito Antonino Sgro' e Giuseppe Parisi, il Maresciallo Capo dell'Esercito Massimo Gatti e l'Appuntato dei Carabinieri Daniel Forner.
Ma chi potrebbe essreci dietro questo attacco? Secondo Andrea Margelletti, presidente del CeSi (Centro Studi Internazionali), si tratta di "un messaggio molto preciso, diretto al contingente Onu''. ''E' un attentato molto strano -sottolinea l'esperto di geopolitica all'Adnkronos- perche' le nostre forze armate hanno sempre avuto rapporti eccellenti con il contesto locale''. ''Quella e' un'area completamente dominata da Hezbollah, e probabilmente questo attentato va inserito in una chiave di visibilita' che il partito di Dio potrebbe voler avere in quell'area. Anche se negli ultimi anni -sottolinea Margelletti- alcune fazioni scissioniste sciite e realta' estremiste palestinesi hanno cercato di avere un loro ruolo autonomo rispetto al partito di Dio".
Intanto, nel giorno dell'attentato il ministro degli Esteri italiano Franco Frattini, annuncia che il governo e' intenzionato a un disimpegno in Libano, come richiesto anche dalla Lega di recente. Una decisione, ha affermato Frattini, "di cui il governo ha gia' iniziato a parlare, non e' una novita'. Il dialogo, il confronto, va fatto dentro la maggioranza, ma interessando il presidente della Repubblica che e' il presidente del consiglio supremo di difesa. E' evidente che si tratta di una decisione -ha spiegato il titolare della Farnesina- che va comunicata in sede Onu, perche' questa non e' una missione dell'Italia, e' una missione delle Nazioni Unite. Quindi noi entriamo, riduciamo, usciamo, a seconda di come l'istituzione internazionale in qualche modo e' informata". In quanto al disimpegno, "siamo intenzionati a farlo, troveremo -ha ribadito Frattini- la modalita', che non puo' essere quella di dire da domani ce ne andiamo. E' una graduale riduzione nel Kosovo, nei Balcani, nel Libano, anche se nel Libano, come vedete da quello che accade in Siria, la situazione e' tutt'altro che serena", ha concluso il ministro.

Il ricordo di questo giovane "eroe" nelle parole del padre Giuseppe
Croce d'onore alla memoria ieri a Torino
per il giovane alpino Sebastiano Ville


(Giovedì 05 Maggio 2011) Francofonte - E’ stato Graziano Ville, a nome della famiglia, a ricevere ieri in Piazza Castello a Torino, dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, in occasione del 150° anniversario della costituzione dell’Esercito Italiano, la croce d’onore alla memoria di Sebastiano Damiano Ville (nella foto), il giovane militare francofontese, caduto il 9 ottobre in terra afgana, in seguito all’esplosione di un ordigno.

Il caporal maggiore scelto del 7° Reggimento Alpini è stato insignito dell’onorificenza in quanto “fulgidissimo esempio di attaccamento al dovere e di straordinaria professionalità che, con il suo estremo sacrificio, ha contribuito ad accrescere il prestigio della Forza Armata e dell’Italia in ambito internazionale, tenendo alti gli ideali di pace e solidarietà”.

Caratteristiche quelle elencate nel riconoscimento formale conferito ai familiari che non restano, però, mere parole di circostanza ma “dipingono - come ha sottolineato il padre Giuseppe - la personalità, il carattere forte ed altruista di Damiano. Un giovane che amava il suo lavoro, ma soprattutto viveva per aiutare gli altri anche nella quotidianità. Conoscevo già il valore di mio figlio – ha continuato
Ville, composto nel suo dolore - l’ho seguito in ogni passo e scelta della sua vita ma, dopo averlo perso, in seguito alla disgrazia che ci ha colpiti, ho visto quanto era amato, stimato, apprezzato, anche, da tantissima altra gente della sua città e dell’esercito. La solitudine dopo eventi luttuosi come questo, incentiva la tristezza. Noi abbiamo avuto la fortuna di avere il sostegno di parenti ed amici, che ci vengono a trovare, che ci consolano solo con la loro presenza. Sentiamo molto la vicinanza delle istituzioni, dell’esercito, in particolare, che ci assiste, ci coinvolge in iniziative, proprio, perché nessuno vuole dimenticare il sacrificio di mio figlio e delle altre giovani vite spezzate in quel vile attentato. La cappella dove riposa Damiano – aggiunge - è sempre stracolma di fiori, di messaggi d’affetto nei suoi e nei nostri confronti. Francofonte, non potrò mai dimenticarlo, ha accolto il feretro di mio figlio scendendo in massa per le strade. Tutti, lacrime agli occhi, hanno voluto tributare un saluto, l’ultimo, al mio Damiano. Del “poeta”, così lo chiamavano i suoi commilitoni per il suo innato spirito goliardico, grazie al quale intratteneva ed incantava adulti e bambini, nella sua città resterà vivo il ricordo, in una piazza che porterà il suo nome”.

Un ulteriore attestazione di vicinanza alla famiglia, che l’amministrazione cittadina di Francofonte ci tiene a concretizzare.

“Il riconoscimento alla memoria di ieri - ha affermato il sindaco Giuseppe Castania - al di là del dolore ancora vivo in tutti noi, riempie d’orgoglio tutta la cittadinanza, che continuerà a dimostrare la vicinanza alla famiglia. La giunta ed il consiglio comunale hanno subito manifestato la volontà di lasciare di questo ragazzo, esempio di impegno e virtù, un segnale indelebile attraverso l’intitolazione di uno spazio cittadino, cercando di assecondare i desideri dei familiari. Intanto, il 9 ottobre prossimo - anticipa il primo cittadino- ci terremo a celebrare con un evento collettivo, l’anniversario della morte di Damiano”.

I poliziotti furono massacrati nel 1965 a colpi di fucile da caccia
Lentini, la polizia ricorda Rao e Reina
uccisi 46 anni fa per sedare una lite
di Damiano Chiaramonte


(Martedì 03 Maggio 2011) Lentini – La polizia commemora il sacrificio di due guardie di sicurezza uccise nel compimento del proprio dovere. Si tratta di Salvatore Reina e Carmelo Rao, di cui domani ricorre il 46° anniversario del duplice delitto, avvenuto Lentini nel 1965. Alla cerimonia di commemorazione, oltre al questore di Siracusa, Mario Caggegi, parteciperanno i familiari delle vittime e le autorità civili e militari. La funzione religiosa, che si terrà domani alle 17.00 nella chiesa di Sant’Alfio, sarà officiata dal cappellano della polizia di Stato,  Salvatore Arnone.

Nella foto, da sinistra, Carmelo Rao e Salvatore Reina


Salvatore Reina e Carmelo Rao vennero uccisi il 4 maggio del 1965  mentre cercavano di sedare una lite tra due fratelli. Le due guardie di pubblica sicurezza, erano stati inviati a placare gli animi di  uno dei fratelli in particolare, definito dai giornali dell’epoca “di indole particolarmente violenta ed irascibile”. Quest’ultimo, quando i due agenti giunsero sul posto, si era allontanato da qualche minuto. Rao e Reina avevano appena iniziato a parlare con i familiari quando l’uomo ritornò sul posto imbracciando un fucile da caccia,  cogliendo gli agenti di sorpresa. Reina cercò di far ragionare l’esagitato, permettendo nel frattempo la fuga della madre e del fratello di questi, ma l’uomo fece fuoco uccidendolo ed abbattendo a fucilate anche Rao, che prima di morire riuscì a fare scudo con il proprio corpo ad alcuni bambini presenti nella strada in quel momento.

L’assassino tentò di entrare nell’abitazione dei familiari che si erano però barricati all’interno. Poi fuggì, ma fu arrestato il giorno dopo dagli agenti della squadra mobile di Siracusa che lo trovarono nel sottoscala di un edificio di Lentini dove aveva cercato rifugio.

Salvatore Reina, 43 anni, lasciò moglie e tre figli, il suo collega, 42enne, la moglie e due figli.

Afghanistan, muore un italiano


Roma, 28 feb. (Adnkronos) - Il tenente Massimo Ranzani, alpino 36enne di Ferrara, è rimasto ucciso oggi nell'esplosione di un ordigno improvvisato in Afghanistan. L'attacco è avvenuto alle 12.45, ora locale, a 25 chilometri a Nord di Shindand. E' stato colpito un veicolo blindato Lince della Task Force Center del 5° Reggimento Alpini di Vipiteno. Altri quattro militari italiani sono rimasti feriti.
L'esplosione ha colpito il terzo mezzo di una pattuglia che rientrava da un'attività di Medcap, assistenza medica alla popolazione locale, in collaborazione con le forze afgane. I militari sono stati evacuati presso l'ospedale militare (Role 2) della base ''Shaft'' di Shindand, sede del comando della Task Force Centre.
La Procura di Roma ha aperto un fascicolo sulla morte del tenente Ranzani. Il reato ipotizzato è di attentato a fini di terrorismo e di eversione. Il fascicolo è stato aperto dal procuratore aggiunto Pietro Saviotti e affidato ai pubblici ministeri Giancarlo Amato e Franscesco Scavo.
L'utilizzo di ordigni improvvisati, gli Ied, nonostante gli importanti progressi svolti da ISAF per contrastarne la minaccia, rappresenta una delle modalità di azione tra quelle utilizzate dai ribelli e, nel 30 percento dei casi, colpisce vittime civili. Contrastare e prevenire gli attentati condotti con gli ordigni esplosivi improvvisati, è diventata una priorità per le forze alleate in Afghanistan. Gli Ied sono ordigni realizzati in maniera artigianale tramite l'impiego di parti di ordigni convenzionali, recuperati in via fortuita o attraverso contrabbando. Un fustino di detersivo, una lattina, una bottiglia: qualsiasi oggetto può diventare un ordigno esplosivo improvvisato. Gli Ied sono impiegati prevalentemente in tattiche di guerriglia e da organizzazioni terroristiche.
La natura non convenzionale degli Ied fa sì che ne possano essere creati di vario genere, a seconda delle capacità e delle disponibilità dell'attentatore. Un Ied può contenere anche componenti adatti alla guerra chimica, nucleare o batteriologica.
Gli Ied possono essere di varie dimensioni e forme, e contenere quantitativi differenti di esplosivo; questo rende difficoltoso prevederne la potenza, che può essere anche molto superiore a una mina anticarro di produzione industriale. Anche i detonatori possono variare: gli attentatori solitamente ricorrono a congegni militari di recupero ma, in mancanza di questi, possono anche utilizzare sistemi artigianali come, ad esempio, detonatori attivati a distanza da un telefono cellulare. In alcuni casi, l'Ied viene 'indossato' dal kamikaze, che si fa esplodere in prossimità del bersaglio.

Foibe, si celebra il giorno del ricordo. Napolitano: "Mai ostaggi del passato"


Roma, 10 feb. - (Adnkronos) - ''Il sacrificio delle generazioni che ci precedono non è stato vano se oggi possiamo insieme costruire un avvenire migliore per i nostri popoli e per l'Europa''. E' iniziato così l'intervento del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano al Quirinale in occasione del 'Giorno del ricordo' che commemora la tragedia degli italiani del confine orientale alla fine della seconda guerra mondiale. Il capo dello Stato ha ricordato che ''l'Adriatico dopo aver sofferto a lungo lacerazioni e conflitti viene oggi trasformato dalla prospettiva euroatlantica. Le nuove generazioni, slovene, croate, italiane si riconoscono in una comune appartenenza europea che arricchisce le rispettive identità nazionali'' mentre la presenza di minoranze nazionali nei tre Paesi ''rievoca vincoli storici e culturali che si snodano attraverso secoli e costituisce una ricchezza comune di cui fare tesoro'', in un quadro di fondo che ''è dunque una nuova comunità di valori tra i tre Paesi''. ''Siamo ormai -ha sottolineato il presidente della Repubblica- o stiamo per diventare tutti cittadini europei. Possiamo perciò guardare al passato come sono riusciti a fare tanti altri Stati dell'Unione e dell'alleanza atlantica dopo essersi combattuti aspramente e con devastazioni profonde e reciproche''.
Napolitano ha esordito ricordando come il suo primo discorso del 10 febbraio 2007 in occasione del Giorno del ricordo ''volle porre fine ad ogni residua congiura del silenzio, a ogni forma di rimozione diplomatica o di ingiustificabile dimenticanza rispetto a così tragiche esperienze''. 'In ciascun Paese -ha proseguito- si ha il dovere di coltivare le proprie memorie, di non cancellare le tracce delle sofferenze subite dal proprio popolo. L'essenziale è però -ha avvertito Napolitano- 'non restare ostaggi', come ho avuto modo di dire incontrando il presidente Turk, né in Italia, né in Slovenia, né in Croazia 'degli eventi laceranti del passato'. L'essenziale è non far nascere ancora 'conflitti dai ricordi''', secondo l'espressione dello stesso presidente sloveno Turk, citato da Napolitano.
Il capo dello Stato ha concluso esprimendo il suo apprezzamento per la ''sintonia col governo'' rappresentato dal sottosegretario Gianni Letta e dal ministro Ignazio La Russa e ha anche fatto proprio ''gli accenti di fiducia nel futuro'' dello scrittore e amico Enzo Bettiza. In particolare Napolitano ha mostrato di apprezzare il progetto della costruzione di un parco della pace da Caporetto a Duino, dove durante la prima guerra mondiale morirono un milione di europei.
Un invito a non dimenticare viene anche dal Presidente del Senato, Renato Schifani. "Anche quest'anno la data del 10 febbraio ci riporta alla memoria uno dei capitoli più dolorosi della storia d'Italia: il massacro di migliaia di italiani trucidati nelle foibe e il dramma smisurato e silenzioso di centinaia di migliaia di nostri connazionali, profughi istriani, fiumani e dalmati"."Che la tragedia di una terra e di un popolo non sia dimenticata. Che un'Europa finalmente libera dalle contrapposizioni etniche e dal desiderio di vendetta possa essere la patria comune nel cui seno -conclude il presidente del Senato- le due sponde dell'Adriatico ricordino la loro storia con la serenita' e la forza di chi respinge convintamente il male del proprio passato e, forte della propria memoria, guarda all'avvenire con ottimismo".

Il 20 gennaio le SS fecero esplodere i forni crematori
Olocausto, oggi il 'Giorno della Memoria'.


(27 gennaio 2011) La data scelta per celebrare il 'Giorno della Memoria' (27 gennaio di ogni anno) ricorda l'ingresso dell'Armata Rossa nel campo di sterminio nazista di Auschwitz, avvenuto il 27 gennaio 1945, che mise fine alle atrocità compiute dal regime di Adolf Hitler e consentì di liberare i prigionieri.
In base alle indagini svolte immediatamente dopo la 'scoperta' del lager, esperti inglesi, americani e russi, che lavorarono di comune accordo, stimarono in circa 4 milioni gli ebrei che trovarono la morte nei forni crematori di Auschwitz-Birkenau. L'avanzata delle truppe sovietiche in Polonia, in direzione della Germania, obbligò i gerarchi hitleriani a evacuare i prigionieri da decine di lager e a distruggere gli impianti di sterminio, che secondo le stime più attendibili servirono complessivamente per il genocidio di circa 6 milioni di ebrei europei. L'ultimo trasporto dei prigionieri di ambo i sessi verso Auschwitz avvenne a piedi il 18 gennaio.
Nei giorni che precedettero la liberazione c'era nei prigionieri, secondo quanto riferirono i pochi sopravvissuti, una tensione drammatica, perché nel campo si trovavano soprattutto coloro che non potevano camminare. Quasi subito dopo l'ultimo trasporto, gli ufficiali delle SS cominciarono a bruciare i magazzini appiccando il fuoco con i vestiti imbevuti di benzina, strappati agli uomini uccisi nelle camere a gas. Il 20 gennaio le SS fecero esplodere i forni crematori numero 2 e 3, e la notte tra il 25 e il 26 anche il crematorio 5.
Il 27 gennaio, intorno alle ore 15, entrarono a Birkenau e Auschwitz i soldati sovietici della Prima Armata del Fronte Ucraino, comandata dal maresciallo Koniev: fu così che gli Alleati scoprirono la ''vergogna'' di Auschwitz. Grazie al racconto dei sopravvissuti il mondo venne a conoscenza del genocidio perpetrato.

Nel pomeriggio la camera ardente al Policlinico militare del Celio
In Italia la salma dell'alpino ucciso in Afghanistan.
Rischio paralisi per Barisonzi


Roma, 20 gen. - (Adnkronos/Ign) - Torna a casa il caporal maggiore Luca Sanna. Il C-130 con a bordo la salma dell'alpino ucciso in Afghanistan due giorni fa è atterrato questa mattina all'aeroporto di Ciampino. Ad accogliere la salma del militare, oltre ai familiari, la moglie Debora abbracciata alla madre dell'alpino, i presidenti di Camera e Senato, Gianfranco Fini e Renato Schifani, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta, la presidente della Regione Lazio Renata Polverini e il Sindaco di Roma Gianni Portato a spalla dai commilitoni di Luca Sanna, il feretro avvolto nel tricolore è stato avvicinato subito da Schifani, poi sono partite le note del Silenzio. Tutti si sono incamminati, sotto la pioggia, seguendo la salma. In capo alla fila, la moglie e la madre del militare. Accanto il ministro La Russa e il presidente del Copasir Massimo D'Alema.
A partire dalle ore 16 sarà aperta la camera ardente allestita presso il Policlinico militare del Celio al centro di Roma. Le esequie solenni si terranno domani alle ore 10 nella basilica romana di S. Maria degli Angeli.
Eseguita l'autopsia sul corpo di Luca Sanna, è emerso che la sua morte, come riferito all'Adnkronos Salute Paolo Arbarello, direttore dell'Istituto di Medicina legale dell'Università La Sapienza di Roma, "è stata causata da due colpi di arma da fuoco esplosi da media distanza. Entrambi mortali".
Intanto, La Russa nella sua informativa al Senato su quello di ieri che ha definito "non un episodio di fuoco amico, ma un vero e proprio attentato compiuto in modo proditorio", ha detto che il caporal maggiore Luca Barisonzi è attualmente ricoverato all'ospedale di Ramstein in Germania. E rischia la paralisi.
La Russa ha precisato che Barisonzi, assistito dai familiari e da un equipe medica italiana, al momento non è stato ancora operato: è una decisione di cui si sta valutando "la possibilità e l'opportunità" dato che "essendo stato colpito all'altezza della cervicale" l'intervento sarebbe particolarmente delicato, anche alla luce del fatto che il soldato ha subito "il blocco degli arti". Per Barisonzi, ha ricordato La Russa, questa era la prima missione in Afghanistan. Ma poi parlando con i giornalisti ha detto che "preoccupano" le sue condizioni: "continuiamo a sperare che la situazione possa evolversi positivamente, ma il pericolo (di una paralisi, ndr) esiste"
"In nostri ragazzi e ragazze impegnati laggiù - ha continuato - fanno parte della migliore gioventù italiana". La Russa ha citato il morale dei soldati italiani da lui visitati più volte recentemente e ha espresso la speranza che quest'episodio sia "solo la coda del 2010 e che nel 2011 non si verifichino nuovi eventi luttuosi".
Il ministro ha anche auspicato che il dibattito sul senso della missione, pur legittimo, non assuma connotati pretestuosi e soprattutto "non si riapra in momenti come questi" quando, invece, "il miglior modo per onorare il sacrificio dei nostri soldati è quello di proseguire la missione", non solo per onorare gli impegni internazionali ma anche per impedire che dall'Afghanistan "possano partire azioni terroristiche contro le nostre città".
La Russa ha infine detto che il generale Petreus, comandante della missione Isaf, ha visitato stamattina il contingente italiano di Herat per far sentire "che l'azione del nostro governo produce un plus di attenzione che in casi come questo è positivo anche per il morale dei nostri soldati".

Scontro a fuoco in Afghanistan.
Ucciso un italiano, un altro è ferito


Roma, 18 gen. (Adnkronos) - Un militare italiano, rimasto ferito in uno scontro a fuoco all'interno di un avamposto italiano a Bala Murghab, in Afghanistan, è morto. E' quanto si apprende da fonti militari.
Il militare era stato colpito alla testa da un colpo d'arma da fuoco. Lo scontro ha causato anche il ferimento di un altro militare italiano.
Poco prima della notizia del decesso del soldato, il ministro della Difesa Ignazio La Russa aveva informato delle sue ''condizioni disperate''. La Russa aveva precisato che il militare ferito più gravemente è stato colpito alla testa "e la sua vita è appesa ad un filo", mentre l'altro militare italiano è stato colpito ad una spalla.
''Stiamo raccogliendo informazioni dettagliate. Non dovrebbe trattarsi di un abituale conflitto a fuoco, ma attendiamo conferme'', ha aggiunto La Russa che in mattinata ha preso parte all'aeroporto militare di Villa di Valle (Roma), alla cerimonia di passaggio di consegne al vertice della difesa tra il generale Vincenzo Camporini e il generale Biagio Abrate. ''Questa notizia - ha concluso il ministro - turba in maniera dolorosa la celebrazione del cambio alla guida delle forze armate''.

 
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